LE TASSE SONO UN PROBLEMA. MA NON SONO “IL” PROBLEMA

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È quasi incredibile, in questi intensi giorni di campagna elettorale, assistere all’imperterrita e faticosa rincorsa dei vari candidati a “chi la spara più grossa”. Quasi come da manuale, nessuno si vergogna a raccontarci tante, inutili bugie: taglio delle tasse, aumento delle pensioni, restituzione di denari…insomma, tutti novelli Robin Hood contro uno Stato esattore e prepotente. Ma la domanda giusta, che tutti noi dovremmo rivolgerci, è una sola: per quale ragione in Italia la pressione fiscale è tanto alta?

Domanda semplice, e risposta al solito ancora più banale: paghiamo tanto perché si spreca tanto, tantissimo, perché noi tutti negli ultimi 20 anni abbiamo deciso da elettori più o meno consapevoli, a differenza delle maggiori democrazie del pianeta, di vivere e far vivere tanti, troppi italiani di assistenzialismi e di privilegi,  a scapito di tanti altri che lavorano e si impegnano tutti i giorni tra mille difficoltà e, a volte, tra le incomprensioni e le beffe di un paese che nemmeno li aiuta.

Paghiamo tanto più degli altri in tasse, ma anche in disservizi, disuguaglianza sociale, mancanza di merito, perché amiamo ancora credere alle favole delle campagne elettorali, perché da cittadini non sappiamo chiedere prima programmi seri e poi la loro stretta osservanza, perché preferiamo i piccoli potenti e potentati di turno nel tentativo perenne di dimostrarci più furbi degli altri e di approfittare di piccole rendite costruite spesso sulla pelle dei nostri figli e del nostro futuro.

 Le tasse, come dicevo, sono un problema. Ma ripeto, sono solo un effetto della nostra inadeguatezza degli ultimi anni. Inadeguatezza soprattutto morale, che ha affermato l’etica della (falsa) pubblicità, anteponendola a quella del fare, che ha dato importanza all’apparenza e non alla sostanza delle cose, al presente e mai al passato o al futuro.

Questa campagna elettorale è identica a tante altre. Grandi promesse, perlopiù vuote di contenuti. Tanta tv, tante immagini, ma dove sono le idee vere, i progetti per i giovani, le imprese, il Sud, dove sono i crono-programmi di attuazione di possibili riforme? Dove sono gli uomini e le donne che seriamente si candidano a cambiare questo povero paese? Chissà, io portò gli occhiali e forse la mia miopia si è estesa e non riesco a vedere più in là del mio naso. Certo è che non abbiamo più molte occasioni per cambiare questa nazione, e se oggi i nostri candidati nei vari schieramenti rappresentano gli uomini e le donne che incarnano le speranze e i nostri sogni per il domani, allora speriamo di non doverci risvegliare in un altro incubo…

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da Avanguardie

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