I leghisti di Grillo, i berlusconiani di Monti

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“Monti, mi chiedi. Monti mi piace perché è rispettato all’estero” mi risponde un signore sulla sessantina togliendosi i guanti, arrivato all’interno del Centro Congressi di Padova “Ora sentiamo quel che ci dice”.
Mi incuriosisce la gente che parla di elezioni, di voti, che si mette in prima linea ed, almeno, parteggia. Mi piace capirne il perché. “Io voto Monti perché sono stanco di Berlusconi” mi dice una signora – padovana, con una pelliccia penso fatta di tre o quattro animali. Un ragazzo, universitario, mi fa: “Io sono un fan di Mario Monti perché da quando Renzi ha perso alle Primarie non credo più al Partito Democratico”. E io: “Ma tu hai mai creduto al Partito Democratico prima delle Primarie?” “No”.

Sono andato a seguire due comizi in due giorni, a Padova. Uno al calduccio, 1000 posti a sedere che non bastavano per i 2000 curiosi ed elettori di Monti; uno al freddo, in Piazza dei Signori, riempita da 10000 persone. Anche queste curiose, elettrìci (ma anche fanatiche) di Beppe Grillo e del Movimento 5 Stelle.
Ho fatto delle domande poco prima che iniziassero i comizi. In particolare, se a rispondermi da Monti sono stati perlopiù ex berlusconiani, in Piazza mi han risposto molti elettori provenienti da Lega Nord e dal Movimento 5 Stelle stesso; voterà 5 stelle anche qualche pensionato del Partito Democratico “perché sono stanco di questi scandali che avvengono ogni giorno”. Da qualche ex leghista sento l’irritazione al fatto che ci sia – ancora – l’alleanza con Berlusconi e alla sollecitazione mia rispetto a “Ma la Lega non andrebbe in Parlamento senza la coalizione con Silvio” mi dicono: “Tanto, non han fatto niente finora. Io credevo alla Lega. Davano contro alla Guardia di Finanza, non la facevano entrare con dei picchetti nelle aziende dove faceva controlli… ma ora? E’ tutto come prima; anzi no: le tasse sono aumentate e c’è Equitalia… quindi, faccia Lei”.

In Piazza mi ha colpito il fatto di guardarmi con diffidenza perché faccio delle domande. “Ma Lei è un giornalista? Noi

Operatori e giornalisti lasciati fuori dalla zona “rossa” di Grillo

del 5 Stelle non parliamo con i giornalisti”. Prima dell’arrivo di Grillo cameraman e fotografi (“Prendiamo 1200 euro al mese e questi ci rompono i cog*lioni e ci accusano di non fare informazione…) sono adibiti all’accesso nella zona appena dietro al palco. Lì l’aria è pesante. Un omone, basso ma molto muscoloso, mi dice che “i giornalisti riprendono la piazza un’ora prima che arrivi Beppe. Quella non è ancora piena e poi fanno dei montaggi assurdi e fan percepire che siamo in 4 gatti a sostenere il Movimento. Meglio tenerli fuori”. In realtà la Piazza sarà piena, come pochissime volte a Padova.
Ad accogliere Grillo, ci sarà un boato di 10000 (diecimila) persone. Grillo inizia con una battuta. La piazza ride. Applaude. Quel comizio metà spettacolo inizia a scaldare i cuori degli infreddoliti. Dal palco è un continuo “Li mandiamo fuori tutti, è una promessa” con alternate delle proposte economiche e sociali che il 5 Stelle perseguirà una volta a Roma. Ce ne sono di fattibili e di infattibili. Ci sono sparate su Napolitano e sullo spread. C’è una sorta di auto-derisione dall’etichetta che media e politici danno appioppano a Grillo, definendolo populista. E allora ecco che il comunicatore fa gridare alla massa: “Un, due, tre… POPULISTA”. E la massa grida. Ride. Applaude. Che poi, che vuol dire populista? Secondo il politologo Albertazzi il populismo è “una ideologia secondo la quale al ‘popolo’ (concepito come virtuoso e omogeneo) si contrappongono delle ‘elite’ e una serie di nemici i quali attentano ai diritti, i valori, i beni, l’identità e la possibilità di esprimersi del “popolo sovrano”.

Le slides al comizio di Monti

Da Monti il comizio non è stato così caloroso. Il Presidente del Consiglio arriva con un’ora di ritardo e per passare il tempo un candidato commercialista fa una lezione al pubblico di mezz’ora. Ci parla di economia, con tanto di slides e definizioni. Dopo un po’ si sente rumoreggiare la folla, annoiata. Quando arriva Monti c’è un applauso. Le guardie del corpo sono molte (è ancora Presidente, dopo tutto). Ma il distacco con le persone si sente. Non vi è quella complicità che si instaura con Grillo. Il Professore sembra quasi intimidito. Sembra stia continuamente pensando: “Ma che ci faccio qui”, anche se quando tocca a lui fa un po’ di battute. E parla. Attacca Berlusconi, mai Bersani. Fa un solo accenno all’ala sinistra del PD, ma non altro. La platea applaude, quasi si fosse dimenticata che, per la maggior parte, aveva sostenuto per 20 anni l’imprenditore di Arcore. La memoria, questa sconosciuta.

Monti parla, ha cognizione di causa. Sa che ci sarà l’alleanza col Partito Democratico, unica maniera per uscire dal pantano di un pareggio che la blanda campagna elettorale del PD sta aiutando a raggiungere. Ma Monti è un economista. Non ha la verve da politico; non presenta un sogno da inseguire, bensì numeri, solo numeri. Parla di Unione Europea come fosse mera Unione Monetaria (quello che effettivamente è). Però l’UE è anche Unione Politica, integrazione, piano sociale. Non è solo spread e regole: è uno spazio di cittadini verso l’integrazione.
Nemmeno Grillo accenna in questi termini all’Unione Europea. Non ha parlato – a Padova – di uscire dall’Euro. Ha però osannato una democrazia referendaria guidata dal popolo della rete, dove ogni due per tre si decide tutti insieme. Ecco allora che il Parlamento sarà una piccola quisquillia convalidante.

Monti ha candidati politici con una sfrenata passione per il tecnicismo. Grillo ha, invece, presentato molti “candidati comuni”. Casalinga, disoccupato, ricercatore sono gli aggettivi più blasonati. Ma le elezioni dovrebbero essere piene di gente non comune, bensì migliore di tutti gli altri, migliore di me, migliori di noi. Altrimenti chi ci guida? La Rete? La massa? Degli incompetenti?

Se da Monti sembrava di essere in un’aula universitaria, in Piazza da Grillo sembrava di essere allo stadio. Pieno di

Piazza dei Signori a Padova gremita per Grillo

tifosi provenienti da tante – troppe – strade (partitiche) diverse. E se la diversità è cosa buona, di solito, in quel contesto diventa qualunquismo, slogan, rabbia. “Però Grillo dice cose giuste” mi dicono “La politica corrotta deve andarsene via, essere spazzata via dallo tsunami”. Ma poi? “Poi si vedrà”. Non ti sembra di essere allo stadio? “Sì, in effetti. Però è solamente l’allegria che il Movimento porta nelle piazze” E dei tuoi vecchi ideali politici? Non ti sei mai chiesto dove sono finiti? “La politica non esiste più. Esistono gli uomini, esiste il carisma di chi guida; esistono delle belle idee da seguire”.

L’dea che senza Grillo e le sue sparate quel Movimento durerebbe l’espace d’un matin è ben radicata, però, anche tra i militanti. D’altra parte, qualche radice e certezza ci deve pur stare. Ma la politica… la politica è un’altra cosa. E questo vale anche per il Professore.

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