Narrazione emotiva, questa sconosciuta (per il PD)

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Ricevo e pubblico una bella analisi di Corrado Pavan sui risultati delle elezioni politiche appena passate.

Come diceva bene in un lucidissimo saggio politico-satirico Daniele Luttazzi, think tank repubblicani negli Stati Uniti hanno capito da un pezzo come funzionano le dinamiche che determinano il voto da parte degli elettori. Dice Luttazzi in “La guerra civile fredda” del 2009, edito da Feltrinelli: “In America, gli strateghi politici di destra hanno scoperto che l’elettorato non vota in modo razionale, ma in base a suggestioni emotive. Il programma elettorale diventa secondario, se non sai come raccontarlo. Vinci le elezioni (è questo il trucco prodigioso) se lo sai raccontare come una storia che crei con l’elettore un legame emotivo. Legato emotivamente, l’elettore sospende la sua capacità critica. E magari finisce per votare Berlusconi anche se a conti fatti non gli conviene. E’ il fenomeno dell’operaio che vota Berlusconi.”

Il PD a questa teoria non c’hai mai creduto – che ne sia a conoscenza? – o peggio non l’ha mai considerata degna di nota, complice lo snobismo che contraddistingue i vecchi apparati del partito. Credo che c’abbia creduto invece Renzi e abbia provato a utilizzarla nelle primarie, vedremo poi perché le abbia perse comunque e cosa avrebbe potuto fare se le avesse vinte. Sempre aiutandosi con le citazioni dal libro di Luttazzi, passiamo in rassegna le varie componenti della narrazione emotiva e cerchiamo di applicarle a Berlusconi, Grillo, Bersani e infine Renzi.

“Come si racconta una storia efficace dal punto di vista emotivo? Cinque gli elementi importanti:

1) Ostacoli da superare. Nella storia c’è emozione se il protagonista vuole disperatamente qualcosa ma incontra degli ostacoli che glielo impediscono. Riuscirà a superarli? Solo questo tiene vivo l’interesse del pubblico.”
Per Berlusconi sappiamo bene quali siano, nelle varie sfaccettature: “i comunisti!“, difficile da battere.
Per Grillo è la vecchia politica da mandare a casa, la casta che affossa il Paese e ancora: i poteri forti, le banche, l’Europa germanocentrica (Berlusconi, conoscendo molto bene tutta questa faccenda della narrazione emotiva ha infatti pensato bene di rubargliene alcune); Renzi aveva provato a battere la stessa strada internamente al partito: ce l’aveva coi vari D’Alema, Veltroni, Bindi, con i vecchi e perdenti dirigenti del passato.
Bersani? Voleva disperatamente smacchiare un giaguaro: si capisce che non ci siamo.

2) Debolezze. Secondo elemento importante di una storia ben raccontata: le debolezze. Un protagonista non è amato se non ha debolezze. [...] Questo serve a creare un legame emotivo fra protagonista e pubblico. [...] Le debolezze rendono il protagonista umano e simpatico.
Berlusconi lo sa ed esibisce di continuo le sue (gaffe, donne, bugie).”
Grillo? Suda, impreca, non è esperto di politica, subisce come tutti i cittadini l’arroganza e incompetenza della mala politica a causa dell’inesperienza.
Renzi? All’interno sempre della lotta contro il vecchio apparato, paga lo scotto di essere giovane, fa risultare l’essere giovani come una “debolezza” dal punto di vista politico, tratto comune a molti italiani.
Bersani? Integerrimo, non lascia intravedere debolezze: poco simpatico.

3) Volere a tutti i costi. Terzo elemento di una storia ben raccontata: il protagonista deve volere a tutti i costi qualcosa. A tutti i costi: solo questo genera nell’elettore passione ed entusiasmo.”
Berlusconi, lo sappiamo bene: evitare di finire in galera e far fallire le sue aziende. Fortissima motivazione.
Grillo e Renzi, diversi ma uguali a modo loro, vogliono mandare a casa la casta o rottamare la vecchia dirigenza del PD.
Bersani? A tutti i costi lui quel giaguaro voleva smacchiarlo. No comment.

4) Unicità. Il protagonista di una storia, per essere interessante, dev’essere unico. Come si rende unico un personaggio? In tanti modi, ma uno dei trucchi più frequenti è raccontare il suo passato.”
Di Berlusconi si sa tutto: imprenditore che si è fatto da solo, TV, Milan, etc: un bel personaggio, insomma.
Grillo, ex comico che ha deciso di interessarsi dei problemi della cosa pubblica, denunciando in anticipo i casi Parmalat e bond argentini, pioniere della democrazia diretta e del web come nuovo strumento di comunicazione: anche questa è una storia che avvince.
Anche Renzi giocava su questo fattore alle primarie, se ricordate, citando spesso il fatto di essere stato all’asilo o alle elementari mentre la vecchia dirigenza del PD faceva cazzate al governo: in un colpo solo ribadiva la sua giovinezza e dissociava la sua storia da quella fallimentare dei vari D’Alema, Bersani e compagnia bella.
Bersani? Suo padre faceva il benzinaio a Bettola. Che altro aggiungere?

5) Protagonista e antagonista agli antipodi. Il quinto elemento necessario perché una storia crei un legame emotivo è che

Corrado Pavan, autore dell’articolo. Studente.

protagonista e antagonista siano agli antipodi. [...] Se protagonista e antagonista sono troppo simili, invece, sparisce il conflitto e la storia diventa noiosa.”
Finché Berlusconi può lottare contro i comunisti ergendosi a paladino della libertà ha gioco facile (è un modello ormai consolidato di antitesi netta, specialmente tra i più anziani).
Grillo e il M5S sono i cittadini onesti e giusti che lottano contro una politica corrotta e disonesta (anche qui il Bene contro il Male all’ennesima potenza).
Renzi era il giovane politico di centro-sinistra ma aperto a nuove idee, che abbandonava la vecchia ideologie comunista per abbracciare idee liberali e lottava contro i vecchi elefanti comunisti (fate attenzione qua: stava trattando i vecchi del PD come li tratta Berlusconi). La lotta generazionale, i figli che si ribellano ai padri: anche qui l’antitesi è bella forte.
Bersani? Bersani- si sarà capito ormai- non ha mai esposto in maniera chiara chi fosse il suo nemico, un po’ come fece Veltroni nel 2008. Bersani ha snobbato Berlusconi e Grillo, sicuro che l’onestà e la verità nei confronti dei cittadini l’avrebbe premiato.

Ci fosse stato Renzi alla guida del PD contro chi avrebbe lottato Berlusconi? Gli restava solo la Merkel e l’Europa brutta e cattiva, avrebbe perso il suo naturale contendente: i comunisti. Quanti voti avrebbe potuto sottrarre Grillo al PD se Renzi avesse dato una spazzata e una ringiovanita alla classe dirigente del partito? Avrebbe poi potuto impostare la campagna elettorale alla Grillo, forte del suo successo interno e potendo, a quel punto, veramente non considerare più come avversario un Berlusconi che non rientrava più all’interno della narrazione come antagonista puro ma semplicemente come parte di quella vecchia politica da eliminare.

Perché allora ha vinto Bersani le primarie? Credo perché la maggioranza degli elettori del PD è informata, ha una conoscenza più approfondita delle questioni e non vuole essere trattata come dei bambini, non vuole che le siano raccontate storie. Bersani ha risposto a questa richiesta, ancora una volta però una richiesta autoreferenziale, chiusa a tenuta stagna rispetto alla gran parte della popolazione che invece informata, responsabile e consapevole non è.
Obama ha vinto grazie alla narrazione emotiva (chi è interessato può per sfizio applicare la teoria alla vicenda del presidente americano) ma credo che nessuno possa dire che sia una persona disonesta o incapace; non è usando un metodo edulcorato che cambia la sostanza di quello che si vuole presentare. Non è pubblicità ingannevole, è pubblicità: se il prodotto da vendere è buono, la pubblicità aiuta a vendere; se il prodotto è cattivo, la gente prima o poi se ne accorge, nonostante la pubblicità.
Per dirla alla Bersani, a riguardo: il martello non batte il chiodo nel muro da solo. (Ecco, io ho usato una metafora all’interno di questo pezzo ma non baso tutti i contenuti che presento su questa figura retorica).

Raccontare storie alle persone non è sempre negativo, è un modo per coinvolgerle in un progetto, per non lasciarle sole nella difficile situazione di responsabilità e indipendenza di giudizio che democrazia e libertà di voto danno loro. Bersani e il PD anche questa volta non hanno saputo capire gli italiani, li hanno creduti più maturi di quello che in realtà sono e non hanno voluto leggere loro la favola della buona notte prima di addormentarsi.
E gli italiani si sono arrabbiati, si sono messi a urlare, a piangere e a fare i dispetti.

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