Grillo, Bersani e Berlusconi: stili comunicativi e successo elettorale

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La campagna elettorale per le elezioni politiche del 2013 è terminata con una tripartizione dell’elettorato che, più o meno, ha premiato in egual misura gli schieramenti/partiti guidati da Pier Luigi Bersani (centrosinistra), Silvio Berlusconi (centrodestra) e Beppe Grillo (Movimento 5 Stelle). Quali sono le strategie comunicative utilizzate dai tre leader in TV, nei video-messaggi, durante convegni, conferenze o nelle piazze? Quali sono gli stili comunicativi impiegati al fine di aumentare il consenso elettorale e in che misura questi si sono rivelati funzionali allo scopo?

Contrariamente a quanto avviene in altre democrazie occidentali, i leader politici nazionali sembrano generalmente attribuire una scarsa attenzione alla cura dello stile comunicativo e alla qualità del suo messaggio. I nostri leader non mancano occasione per esternare le loro opinioni, spesso in contesti e modi che potenzialmente possono produrre una influenza negativa sull’efficacia del messaggio stesso. Basta confrontare un dibattito politico domestico con quanto avviene negli Stati Uniti dove ogni apparizione pubblica è curata nei minimi dettagli, anzi, sono gli stessi mass media che prestano estrema attenzione ai fattori meta-comunicativi, sui quali l’elettorato struttura il consenso o dissenso verso quel leader politico. Dunque, secondo le indicazioni condivise tra gli esperti di comunicazione, prima sono elencate cinque possibili strategie/stili di comunicazione di maggior successo, poi è verificata la capacità mostrata dai tre principali leader politici di avvantaggiarsene.

REGISTRO: Un leader politico parla alla moltitudine, quindi, deve adottare uno stile comunicativo unitario e comprensibile sia alla società colta sia a quella interessata a specifici interessi settoriali.

SELETTIVITA’ DEL MESSAGGIO: Data la necessità di comunicare a una moltitudine, produce maggior consenso la comunicazione c.d. «bassa», rivolta alle grandi masse, quando questa è capace di utilizzare un registro comunicativo capace di intercettare le esigenze specifiche e gli umori di quella moltitudine.

RISPOSTA EMOTIVA: Il messaggio politico ha più possibilità di suscitare interesse se canalizza passioni emotive preesistenti e genera attese, anticipazioni e previsioni.

COERENZA DEL MESSAGGIO: Il messaggio politico coerente, ripetitivo e ridondante, sia in termini di contenuto sia in termini di modalità e mezzi comunicativi è il più redditizio dal punto di vista della formazione del consenso.

STRATEGIA DELLA PERSUASIONE: Una campagna politica fondata sulla strategia della persuasione piuttosto che sulla confutazione dell’altrui opinione ha maggiori possibilità di ottenere consensi tra un elettorato non già fidelizzato, ovvero, una campagna politica basata sulla demolizione dell’avversario consolida il proprio elettorato ma non genera appeal in quello non fidelizzato.

A questo punto, resta da analizzare in che misura Silvio Berlusconi, Pier Luigi Bersani e Beppe Grillo si sono avvalsi di queste strategie per conquistare la loro porzione di consenso, considerato che gli schieramenti/partiti guidati dai tre leader hanno tripartito quasi specularmente l’elettorato attivo votante.

REGISTRO E SELETTIVITA’ DEL MESSAGGIO

Il messaggio elettorale indirizzato a una moltitudine variegata di potenziali elettori presenta notevoli problemi comunicativi. Infatti, dato il tempo limitato di parola per ogni evento mediatico, un leader politico deve possedere capacità di sintesi selettiva e abilità nel commissionare una pluralità di messaggi in relazione al pubblico potenziale o reale. Quindi, egli deve comprendere velocemente a chi è rivolto il suo messaggio. Beppe Grillo ha utilizzato principalmente due piattaforme comunicative: il web e la piazza. Il web permette un controllo totale sia del messaggio sia del referente, vista la necessità di iscrizione al servizio e la possibilità di modificare se non cancellare i messaggi stessi. Nel corso di questi anni, il blog di Beppe Grillo – tra i più seguiti al mondo – ha incanalato la protesta dei cittadini e restituito un messaggio politico trasformato progressivamente in proposta elettorale. La comunicazione unidirezionale di Piazza, invece, presenta il vantaggio di restituire un feedback emotivo immediato del messaggio, tale da permettere all’oratore una buona modulazione dei contenuti. Oltre a una vicinanza con il potenziale target elettorale, questa strategia comunicativa permette di gestire costantemente la risposta emotiva collettiva, esplorando ogni aspetto dell’interesse soggettivo del ricevente. In effetti, con il suo stile comunicativo denigrante, ironico ma anche semplice e lineare, Beppe Grillo ha viaggiato per tutta la penisola, conquistando i suoi elettori, video-messaggio su video-messaggio, piazza dopo piazza. Il tipico comizio di Beppe Grillo non è mai stato organizzato di fronte a un popolo amico, ma di fronte a una moltitudine indistinta. Pier Luigi Bersani, invece, più che parlare direttamente alla moltitudine, ha preferito attraversarla in visite selettive a specifici luoghi ritenuti politicamente strategici e, più che altro, di fronte a un popolo amico. Invece, per quanto riguarda le sue apparizioni televisive, molto spesso è mancata la coerenza diacronica nel veicolare messaggi incentrati sugli interessi specifici della gente. Piuttosto, Bersani ha passato gran parte del suo tempo/video per la difesa di scelte politiche effettuate (sostegno al Governo Monti e ruolo del Partito Democratico nel cda della Banca Montepaschi di Siena) e interessi (divergenti) all’interno della sua coalizione. Invece, Silvio Berlusconi ha incentrato tutta la sua comunicazione elettorale verso il soddisfacimento di specifici interessi dell’elettorato amico, imponendo al dibattito politico le sue politiche pubbliche, focalizzate sull’eliminazione o riduzione del contributo del cittadino alle spese dello Stato. Inoltre, egli ha stimolato nel cittadino un senso di avversione verso la macchina burocratica-amministrativa, confidando che nelle esperienze personali di ciascuno dei suoi potenziali elettori ci fosse un segno della difficoltà nel rapporto con lo Stato. Egli si è sottratto a quello che ha chiamato “bagno di folla”, ma ha accettato di confrontarsi in ogni situazione mediatica, lamentando spesso l’impossibilità di presentare all’opinione pubblica le sue idee.

RISPOSTA EMOTIVA

Il messaggio politico raggiunge e convince l’elettore se si fonda su un sentimento comune preesistente e se, partendo da questo, genera speranze per il futuro. Beppe Grillo ha strutturato la formazione delle speranze per un futuro migliore proprio sulla distruzione totale dello status quo; intendendo per questo il sistema dei partiti. Grillo non è mai entrato nel merito specifico dei numerosi e continui scandali della politica, ma ha usato questi come grimaldello per andare ad intercettare quel sentimento di indignazione che quegli scandali inducono spontaneamente nei cittadini e verso i quali lui è esente da colpe. Grillo si è occupato dei responsabili di quegli scandali solo per affermare la volontà di una loro eliminazione. Partendo da queste premesse, egli ha costruito il suo messaggio politico sulla eliminazione dell’avversario, convincendo la moltitudine che a quel punto ogni decisione volta a un miglioramento della vita pubblica potrà essere presa con facilità e repentinità. Questa convinzione è stata rafforzata dalla presentazione di una agenda politica composta da messaggi brevi, comprensibili e sostenuti da espressioni sintagmatiche rassicuranti. Pier Luigi Bersani, invece, ha strutturato il suo messaggio elettorale sulla prudenza, spesso ripescando risultati ottenuti durante gli anni dei precedenti governi di centrosinistra, peraltro, troppo lontani per raggiungere l’elettorato giovane e disilluso. Inoltre, il dialogo a distanza con Silvio Berlusconi, fatto di rivendicazioni e accuse ha occupato gran parte del suo tempo/video. Spesso, Bersani si è lasciato trasportare verso la confutazione delle tesi e proposte politiche presentate da Grillo e Berlusconi, piuttosto che esplicitare le sue proposte politiche. In altre parole, queste hanno sempre seguito la discussione del suo rapporto conflittuale con gli altri leader politici. Inoltre, la natura della coalizione di centrosinistra ha posto notevoli problemi nella formazione di una proposta politica unitaria e condivisa. Questo è emerso nell’elettorato che ha premiato più la coerenza nella presentazione di un programma, piuttosto che la realizzabilità dello stesso. Berlusconi, invece, ha comunicato alla c.d. «pancia della gente», ripetendo in ogni occasione mediatica il suo progetto politico e le sue specifiche proposte di riforma, andate aumentando nel corso della campagna elettorale; spiegate e rispiegate allo stesso modo e attraverso l’utilizzo della stessa sintassi in ognuna delle sue apparizioni televisive. La visione positiva del futuro, la promessa di un miglioramento della condizione personale di ciascun elettore è stata posta come cardine del suo messaggio comunicativo.

COERENZA DEL MESSAGGIO

Come appena spiegato, Silvio Berlusconi ha fatto buon uso della strategia della reiterazione del messaggio, integrato di volta in volta con ulteriori proposte politiche rivolte al contenimento della contribuzione del cittadino verso le spese dello Stato. Invece, il messaggio di Grillo si è divaricato in due grandi arre comunicative: la demolizione totale e incondizionata dell’avversario e la presentazione di specifiche e selezionate proposte politiche. Anche per quanto riguarda Grillo, la comunicazione si è avvalsa di un uso coerente e permanente di una sintassi che è entrata prepotentemente nel dialogo politico. Invece, Bersani ha modificato le sue strategie comunicative, facendo spesso ricorso a metafore grazie alle quali alcuni comici, compiaciuti dallo stesso Bersani, hanno incentrato la loro satira, finendo per screditare l’autorevolezza della persona di fronte a un elettorato sempre meno incline nel sostenere politici moderati. Questa altalenanza della strategia comunicativa ha almeno due matrici. L’indeterminatezza del confine politico della coalizione di riferimento, tentata continuamente da alleanze alle sue estremità. L’evoluzione in senso negativo del consenso attribuito dall’elettorato alla coalizione, inizialmente cauta nella critica al governo Monti, per finire con un atteggiamento più critico. In questo processo evolutivo, l’elettore ha intravisto la mancanza di centralità del pensiero politico di Bersani.

STRATEGIA DELLA PERSUASIONE

Persuadere significa convincere della bontà delle proprie opinioni, più che sulla inconsistenza di quelle altrui. In questo senso, Bersani ha contato in maniera significativa sull’ipotesi che la caduta del Governo Berlusconi sarebbe stato un evento sufficiente per decretare il fallimento non solo delle politiche di quel governo, ma del suo leader. In questo senso, almeno l’iniziale parte della campagna elettorale è stata incentrata sulla distruzione di un leader politico dormiente che si è chiamato fuori dalla mischia politica, per riemergere solo nel momento in cui il popolo italiano avesse percepito come fallimentare l’esperienza del Governo Monti. A quel punto, una serie in successione di scandali interni e contigui al partito di riferimento, ha imposto a Bersani la difesa ad ufficio del suo operato, in questo modo contraendo lo spazio disponibile per la presentazione di proposte politiche persuadenti. Dal canto suo, Berlusconi ha utilizzato la strategia della persuasione selettiva, individuando alcuni momenti della vita sociale/familiare nei quali si genera nel cittadino medio il conflitto con lo Stato; promettendo di eliminarlo in tempi definiti e certi. Rispetto ad altre occasioni, la denigrazione dell’avversario attraverso il rimpallo di responsabilità è stato ripetutamente evitato, proprio per non sottrarre tempo e risorse alla persuasione dell’elettorato deluso dal suo sostegno al Governo Monti. In questo senso, Beppe Grillo ha fondato la sua campagna elettorale sulla strategia della persuasione in relazione a specifiche semplici proposte politiche ma, soprattutto, cercando di convincere, ovvero persuadere, il suo elettorato che solo con la scomparsa dell’avversario, antiquato, fuori dal tempo e incapace, la condizione sociale/familiare/personale dei cittadini sarebbe migliorata. Quindi, una persuasione resa possibile dal fatto che, non avendo avuto il suo movimento e, soprattutto, i suoi candidati, alcuna esperienza o responsabilità pregressa di governo, a lui non si potesse imputare altro che uno stile di comunicazione offensivo e denigratorio, esattamente quello che ogni cittadino sente intimamente di provare per la c.d. casta politica che ha governato.

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