SE OGNI SCARPA DIVENTA SCARPONE, COSA DIVENTERÀ IL VECCHIO STIVALE?

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E’ difficile, almeno per me,  immaginare una situazione peggiore di quella attuale. Il 25 febbraio é passato velocemente, lasciandoci in eredità la più completa ingovernabilità del paese, tra divisioni e incertezze ancora più forti sul nostro prossimo futuro, con l’aggiunta di una preoccupante ricaduta nella pessima immagine di “paese in pericolo” in primis sul piano della credibilità internazionale. Un’immagine che si ripropone dopo l’allarme rosso di fine 2011, e che prontamente stiamo già pagando a caro prezzo sui mercati borsistici e del debito.

Eppure i nostri eletti appaiono, come al solito, quantomeno distratti. Persi nella ricerca delle proprie alchimie politiche sembrano non accorgersi di nulla. Dallo scorso mese di febbraio un’impresa su tre in Italia ha proposto di pagare a rate gli stipendi dei propri dipendenti, a causa di una sempre più grave ed esacerbata mancanza di credito. Allo stesso tempo una famiglia su tre ha ridotto il proprio consumo alimentare perché affacciata quasi sul baratro della povertà. Contestualmente il 25% degli italiani ha protestato esprimendo il proprio voto contro un sistema dei partiti che non ha voluto rinnovarsi, ma che ha preferito le vecchie facce e i vecchi modelli di casta al bene del paese. Un paese al quale sono continuamente chieste infinite rinunce, tanto di diritti come di libertà, contrapposte all’ intollerabile riaffermazione di altrettanti doveri, oneri e soprusi che aggravano la nostra condizione dell’essere italiani.

In un clima del genere, con una situazione socio-economica tanto grave, ci si aspetterebbe che la politica diventasse seria, responsabile. Invece niente di tutto questo: parolacce, insulti, sguardi cattivi, questo é il triste spettacolo al quale assistiamo. Negli ultimi venti anni, dalle sole tornate elettorali, i partiti hanno percepito circa tre miliardi di euro. E qual è il risultato? Noi cittadini siamo più poveri e più tassati, loro sono invece un po’ più “grassi” e non sempre in regola, basti pensare alle cronache giudiziarie non troppo lontane sui Lusi e Fiorito di turno, senza parlare delle altre prebende di turno che puntualmente ci vengono raccontate giorno dopo giorno.

Così l’appello che oggi tutti noi dovremmo sottoscrivere è semplicemente “Fate Presto”. A ritrovare serietà, freschezza, onestà nel rispondere immediatamente al bisogno di liquidità di famiglie e imprese. Lo Stato deve sbloccare 100 miliardi di pagamenti dovuti alle imprese, allo stesso tempo deve tagliare i costi insopportabili della politica, delle inefficienze, della burocrazia. E deve provvedere a garantire a questa nazione una giustizia veloce e che funzioni, a rendere equo e sostenibile il fisco, a promuovere politiche energetiche ed industriali, a tracciare con coscienza un futuro che pure ci meritiamo e che invece stiamo lasciando alla mercé delle derive dello spread e dell’incompetenza politica e amministrativa.

Agli esponenti dei partiti e dei movimenti diciamo: non possiamo aspettare un’altra elezione. Fate per una volta tesoro degli errori e riflettete sul voto, non accusando gli italiani, ma guardando alla vostra proposta politica, forse troppo chiusa in stanze lontane dalla realtà, tanto da non essere giudicata credibile dai cittadini.

Dunque fate presto o, come recita un vecchio detto, “ogni scarpa, diventa scarpone”. E il vecchio stivale ha quasi perso la suola.

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