Il Trionfo dell’elettore: Partecipazione e Silenzio

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Le elezioni in questo paese, in questo periodo, sono la vera attualità. Non siamo ancora riusciti a fare un governo e già pensiamo a quello venturo; già in coda i nuovi leader, le nuove fisionomie politiche e la nuova chiamata alle armi per l’elettore. Già, l’elettore. Attorno a lui, immediatamente diventato adulto, ruota la politica. Bisognerebbe complimentarsi con l’elettore per aver impedito la nascita di una maggioranza, e c’è chi effettivamente lo ringrazia: o saranno tutti a ringraziarlo?

Il trionfo dell’elettore è il trionfo di quello a 5 Stelle, poi bisognerebbe parlare di tutti quelli che non hanno risposto alla chiamata alle armi, quelli che con la loro non risposta hanno neutralizzato tutta l’energia di Grillo, quelli che si lasciano attraversare da flussi e correnti restituendo una potenza neutrale. Chi sono?

Cerchiamo intanto di individuare i primi; gli elettori nobili. Effettivamente, e bisogna pur dirlo, Grillo ha agganciato una parte sostanziale di quella che era definita maggioranza silenziosa, la massa, una parte di eterni indecisi, i fluttuanti; è riuscito a farsi loro portavoce, un Dio tutto terreno al cui grido esaltarsi e avanzare e i fatti e le parole anche di questi giorni sembrano confermarlo: instancabili nel loro appoggio al Capo, stoici quasi come i fan berlusconiani nel negare ogni tipo di appoggio a qualsivoglia governo, nel reprimere nel web ogni parola altra.

Grillo li ha calamitati offrendo loro spettacolo, non senso; nessuno spazio per la dialettica, oramai solo un vecchio detrito in vista di quell’Assoluto prospettato da Grillo. I politici, loro, ancora non hanno capito, non vogliono e ancora cercano di scambiare simbolicamente quella massa, quella maggioranza che si è stancata perfino del silenzio e grida, adesso più forte di tutti, più forte di ogni logica. Non hanno capito che Grillo è il loro sogno; hai voglia di ripetere, e i grillini in testa, che Grillo è solo il mezzo, no. Grillo è il messaggio, esattamente come quasi cinquant’anni fa quando Mac Luhan diceva dell’informazione che MEDIUM IS MESSAGE. Oggi quello schema ha finito per imporsi ad ogni campo e mi pare che Grillo sia la dimostrazione di una conquista e di una vittoria straordinaria.

Le potenzialità del web, la rete che guida come un deltaplano su cui si è seduto comodamente, un giocattolo ad altissimo potenziale spinto in modo folle e sicuro a un tempo. Questo è quello che aspettava quella parte di maggioranza silenziosa. Voleva provare l’impossibile: il brivido di vedere il proprio leader in ogni dove e in nessun luogo, referente di secondo grado, simulacro di se stesso, sempre velato e a ragione da uno schermo, da quei pixel che ogni tanto sgranati ci lasciano vedere le impurità di quel faccione. Le tribune elettorali, i duetti televisivi al pomeriggio come alla mattina sono vecchia storia, non interessano più a nessuno, è vero; tutto sembra preparato, altrettanto vero.

È nell’intermittenza che si gioca la partita, nel multicanale, nell’assenza del corpo o nella sua troppo presenza. È la fine di ogni possibile rappresentazione, della codifica del gesto, delle cravatte come degli occhiali da lettura, del doppiopetto e del cerone. È la sfida diretta al pubblico che interessa a questo elettore: l’attraversamento dello stretto come la presa di Piazza San Giovanni: presa del reale e del simbolico per un cortocircuito di ogni semiotica.

È il più-che-berlusconismo, il suo trionfo e il suo superamento, a destra. È l’esaltazione dei micro-desideri come di quelli imponenti; è la micro rivoluzione che rischia di diventare un boomerang di dimensioni ancora tutte da scoprire, forse perché semplicemente non possono essere analizzate con i vecchi strumenti di cui siamo dotati.

La nostra cultura, il sapere, tutta la costruzione che va sotto il nome di sociale rischia di essere una cassetta degli attrezzi andata in frantumi sotto il peso leggerissimo della rete. Bisognerà approfittare della rete; spingerla all’estremo della sua produzione e osservarla mentre si distrugge, esattamente come il politico che penetrato fino all’alcova si è infine dissolto. Bisogna forse sperare nell’anima anarchica di questo paese e sperare che infine si liberi anche di questo capo come ha fatto di altri quando infine il giocattolo era apparso meno bello che in vetrina? Dobbiamo sperare che l’effetto di avvicinamento, di iper-realtà faccia l’effetto della pornografia che ci avvicina a un reale del sesso che non è mai esistito e dopo cinque minuti ci disgusta?

Dobbiamo forse sperare negli altri, in quella maggioranza silenziosa che non è riuscito a calamitare, quella maggioranza che con il suo silenzio «vieta che si parli in suo nome. E in questo senso, lungi dall’essere una forma di alienazione, è un’arma vera e propria. Nessuno può essere detto rappresentante della maggioranza silenziosa, e questo costituisce la sua rivincita»[1].

È l’estrema attualità di queste parole a colpire, il loro trionfo su ogni analisi, è la vittoria forse, pur se tardiva, di Baudrillard su Focuault. Ed è il fallimento di Grillo.

Chi è questa massa che nessuno intercetta. Chi è quest’altra Italia, quasi la metà che nessuno, politico o meno, spinge a votare, a decidersi a farlo? Non lo sappiamo appunto perché, a rigor di logica, non sappiamo chi sono. Non vi penetra il sociale, le sue leggi, il suo senso, né Grillo e la sua rete. È l’altro trionfo, quello del neutro. Mi chiedo allora se è possibile rimanere neutrali, lontani dalla cosa pubblica, in questo momento; mi chiedo come ciò accada, tento giustificazioni in un senso e nell’altro ma non ne trovo.

Non ne trovo per chi decide di non decidere congelando la sua opinione e per chi decide di fatto un’occupazione bianca delle Camere di fatto ma scaricando questa responsabilità all’Altro, al residuo di politica che resiste in preda a ogni tempesta. Mi chiedo come sia possibile che tutta quell’energia grillina non diventi altra energia creativa all’interno del movimento, mi chiedo come sia possibile quest’impasse, questo raffreddamento delle coscienze dietro al proprio leader. Mi chiedo come si possa essere liberi a patto di rimanere schiavi, a patto di non manifestare nessun dissenso. È il trionfo dell’elettore o della massa? È il trionfo o un altro giro di giostra prima della caduta? Ha realmente trionfato l’elettore di Grillo che corre adesso a votare, cosi gli si lascia credere, per il proprio presidente della Repubblica e vota la Gabanelli che rinuncia mettendo tutti di fronte a delle prerogative di responsabilità e senso, quasi obbligato a scegliere i nomi della doxa grillina, i presentabili della rete? È davvero libero in questa simulazione di elezione? Sa di essere mistificato?

Quest’elettore non è molto differente dall’uomo che nel XIX secolo veniva medicalizzato: alla resistenza dopo si era opposta una richiesta sempre più alta di medicina. L’elettore andava e va certamente curato ma non con queste dosi, non assecondando ogni sua richiesta di prescrizione, altrimenti nessun effetto sarà più controllabile e finirà per ucciderlo o neutralizzarlo. Il medico finirà, senza accorgersene, per essere manipolato da quella richiesta insondabile di cure e insieme finiranno per fa esplodere il sistema sanitario, pardon il Paese.


[1] J. Baudrillard, All’ombra delle maggioranze silenziose, Bologna, Cappelli, 1978, p. 27

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