Chi la dura non vince

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Prendo, poi do. Concedo se mi dai. Rivediamo, a patto che. Ci sto, ma. Mascherata da parole come: diplomazia, patto, dialogo la politica del do ut des vince su quella del do ut facias. Non importa chi sei, ciò che sai fare o puoi imparare, quello che conta è avere un prezzo, essere disposti a tutto, perfino a (con)cedere la propria dignità, spostando solo l’ordine degli addendi. Ci si ostina a parlare di merito, studio, preparazione e dedizione. Caparbiamente insegniamo ai giovani che cambiare si può e che tutto dipende da noi, sempre. Come ciechi immaginiamo un mondo migliore. Al pari dei sordi non udiamo le urla dell’umanità schiacciata dalla cattiveria. Siamo muti quando non raccontiamo le vere inquietudini che attanagliano le nostre esistenze. Diamoci, dateci, un motivo per restare, per resistere, per crederci ancora, per non mollare anche quando tutto crolla, quando prevale il pessimismo perché è l’unica cosa che ci hanno lasciato.

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da Avanguardie

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