L’esercito di Silvio contro i magistrati

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“Dichiaro: Di volermi arruolare per difendere il presidente Berlusconi e combattere al suo fianco la Guerra dei Vent’anni. Di riconoscermi in lui, nel suo pensiero, nei suoi ideali e nel suo operato”. È il giuramento a cui si sottopone chi voglia arruolarsi nell’Esercito di Silvio, il grande progetto di reclutamento che dovrebbe arginare le persecuzioni giudiziarie cui è ingiustamente sottoposto il Nume da tutelare. Peggio, si tratterebbe di una minaccia di proporzioni intergalattiche. La retorica bellica e l’accozzaglia di lessico battagliero di cui il bando militare è farcito sono debitori del novecento dei grandi regimi totalitari e delle festicciuole apparentemente risibili ma tutte ritmate al passo dell’oca. Ma, al di là di facili considerazioni politiche, fa preoccupare la strumentalizzazione di chi probabilmente non coglie il pericolo d’arruolarsi nell’ “esercito di Silvio”. Ai posteri la penosa sentenza, su internet i dettagli.

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