La politica dell’attesa

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Siamo tutti in attesa dei provvedimenti del Governo contro la crisi. Siamo tutti in attesa delle riforme costituzionali che dovrebbero dare l’avvio ad una Terza Repubblica, anche se nessuno si era accorto che eravamo in una seconda Repubblica. Siamo tutti in attesa di sapere come andranno a finire le vicende penali del Cavaliere e che impatto avranno sulla politica italiana; siamo tutti in attesa di sapere quale congresso e che politica sceglierà di seguire il PD; siamo tutti in attesa di sapere come andrà a finire il Movimento inventato da Grillo e che sembra abbia perso la spinta innovatrice che lo aveva contraddistinto al suo inizio.

L’Italia è sospesa, nel pieno della sua peggiore recessione economica, mentre assiste impotente alla definitiva distruzione del suo apparato industriale, mentre va avanti uno stucchevole dibattito su tasse ed occupazione visto che i conti dello Stato hanno scarsa possibilità di essere sistemati con qualche successo

La destra, con a capo il suo unico e carismatico leader, pensa di dare sollievo alla economia non facendo pagare l’IMU e non facendo aumentare di un punto l’IVA. La sinistra ritiene necessario sollecitare la ripresa con il sostegno alla occupazione. Imprenditori, commercianti e professionisti, a spron battuto rivendicano l’abbassamento generalizzato delle tasse che, a loro dire, stanno strozzando l’impresa e il lavoro autonomo. Tutti, a sentire le corpose analisi, farcite di numeri, dati e previsioni, hanno ragione.

La domanda che bisognerebbe fare: ma la colpa di questa situazione di chi è? Del destino cinico e baro, oppure qualche responsabilità pure ce l’avranno tutti coloro che oggi si lamentano? Perché nessuno vuole pagare la crisi a cui tutti abbiamo contribuito e dalla quale tutti cercano di uscirne con il minor costo possibile?

Sarebbe interessante sapere dagli imprenditori quale ruolo loro hanno svolto o intendono svolgere per il futuro a favore del nostro paese. Da oltre 20 anni assistiamo, impotenti, alla chiusura di stabilimenti in Italia, per vederli riaperti in altri paesi, dove il costo della manodopera è a livello di sommo sfruttamento.

E cosa dire dei commercianti che hanno lucrato a più non posso sin dall’inizio dell’introduzione dell’euro, che comprano da produttori stranieri merci che pagano 5 per rivendrla a 55. Senza parlare di medici, avvocati, commercialisti che non sanno che cosa sia una ricevuta fiscale e che evadono il 75% dei loro redditi. Ma ci vogliamo fermare qui, perché in ogni vicenda che ci riguarda ci sono atteggiamenti sbagliati, interessi che si stratificano e comportamenti schizofrenici ed incomprensibili.

Per esempio tutto quello che riguarda il lavoro. Pensate, nel momento che una società come la Merloni chiude uno stabilimento storico come l’Indesit di Teverola, per portare le produzioni in Polonia e Turchia, mentre si registrano scontri alla Fiat, mentre si commissaria l’ILVA di Taranto e stanno chiudendo migliaia di attività piccole e grandi, in che movo si può costruire occupazione? Vasteranno delle agevolazioni sulle assunzioni per sollecitare una domanda scarsa? Siamo sicuri che i nostri poco responsabili imprenditori, avendo nuove detrazioni fiscali ed agevolazioni sulle assunzioni non licenzino gli anziani per assumere giovani guadagnandoci due volte? Siamo sicuri che gli imprenditori con i soldi risparmiati investano in innovazione e nuove tecnologie? Siamo sicuri che con i risparmi effettuati nom ritornino a speculare in Borsa, affascinati dai facili guadagni di un sistema finanziario che non mantiene mai ciò che promette?

Poiché questi interrogativi non siamo i soli a porceli, al di là di campagne di stampa e di comunicazione, la risposta è: in questa fase non si và avanti su nulla; lo stallo che abbiamo visto al tempo della elezione del Presidente della Repubblica esiste ancora, ed è sempre più grave.

Tutta l’attesa è legata a due avvenimenti che stanno muovendosi sottotraccia nella politica italiana e che potrebbero rappresentare un vero e proprio nuovo terremoto politico. Il primo riguarda Berlusconi e le sue possibili condanne che gli impedirebbero di essere di nuovo Primo Ministro o addirittura, come avrebbe sperato e voluto, Presidente della Repubblica.

L’altro elemento è la crisi pilotata del 5Stelle. Grillo non è ne in grado, ne ha voglia, di gestire un gruppo di parlamentari tanto grande, quindi, dopo aver ottenuto l’indubbio successo di non fare diventare Bersani Presidente del Consiglio e Prodi Presidente della Repubblica, tutti si aspettano da un momento all’altro l’esplosione del movimento, che fino ad ora non ha fatto che chiudersi al suo interno e parlare di se a se stesso. Se si dovesse formare un gruppo consistente di dissidenti, potrebbe diventare possibile un governo che escludesse il PDL, con una forte connotazione riformista. Per cui le riforme non sarebbero più concertate tra i due partiti maggioritari della coalizione, ma da una parte contro un’altra.

Per questo siamo tutti in attesa, perché nessuno sa che cosa veramente fare. Il dramma vero è che in Italia manca la solidarietà,si è rotta una coesione nazionale e nessuno vuole intendere le ragioni degli altri. Tutti si sentono nella ragione e purtroppo avviamo tutti torto. Questa crisi è soprattutto nostra, di tutti gli italiani e se ne può uscire solo se tutti insieme rinunciamo a qualche cosa, per tornare ad essere una nazione in cammino. Invece siamo in attesa di miracoli che non avverranno.

Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco

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