Squadra che vince non si tocca

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Avete presente i bambini, quando giocano a calcio in cortile? Sembrano tutti uguali, felici e spensierati. Ecco, tra questi ce n’è sempre uno che è più uguale degli altri. E’ quello che ha portato il pallone. A lui si deve tutto, perché senza pallone non si gioca. Il passaggio gli è dovuto, e ha sempre l’ultima parola. Decide la tattica, sceglie chi sta in porta e chi all’attacco. Nomina i capitani, e fa loro decidere alcune cose, così si sentono importanti. Di solito accetta anche di prendere un gol. Ma altre volte invece no, e allora porta via il pallone sul più bello, fingendo che mamma lo chiami. Anche se la sua squadra sta vincendo. E’ un bambino, questo, che il più delle volte finisce col ritrovarsi da solo a palleggiare contro il muro. Perché se non condivide sinceramente, gli amici vanno in altre squadre. O si comprano un pallone tutto loro. Ebbene, sappiatelo: accade pure fra adulti. Perché anche un detto banale come squadra che vince non si tocca potrebbe suonare insensato, se il pallone è tuo.

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