Rosa nel pugno, il ritorno di un simbolo

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In Basilicata rinasce la Rosa Nel Pugno. Uno schieramento laico, socialista e radicale che si presenterà al di fuori delle alleanze e al di fuori degli schemi. E, colpo di scena, candiderà (in fondo lista, eh) anche Marco Pannella ed Emma Bonino (fonte: QUI).

Rinasce un simbolo che è stato storia del Partito Radicale, almeno fino al 1989, quando nacque l’idea del “partito transnazionale” e con essa i Radicali Italiani.

Rivede la luce un simbolo ch’è stato storia recente (e non troppo felice) del centrosinistra, quando fondendo i Radicali Italiani con lo Sdi di Enrico Boselli nacque la lista “Laici Socialisti Liberali Radicali”. Questa lista portò Emma Bonino a divenire ministro alle Politiche Comunitarie del Governo Prodi II. Poi lo Sdi preferì andare altrove, cercando l’unità socialista nel 2007, tentando poi un matrimonio mai riuscito con Vendola e la prima Sinistra e Libertà e, infine, riprendendo la storica denominazione di Partito Socialista Italiano, fino a presentarsi alle ultime elezioni come alleato del Pd.

bonino boselliInfine, ritorna in Italia un simbolo che in altri paesi (Francia e Spagna) contraddistingue il principale partito di centro-sinistra.

Oggi vediamo tornare (ancora in stato embrionale) Forza Italia e Alleanza Nazionale (fonte: QUI), sembrano dover rinascere anche i Popolari. Ora anche la Rosa nel Pugno. Attendiamo solo che dalle parti del Pd si recuperino margherite e querce e che Nichi Vendola riesumi falce e martello dalla naftalina.

Tuttavia, il Pds e poi i Ds, pur essendo nel PES, non abbracciarono mai completamente la socialdemocrazia, rimanendo sempre post-comunisti e senza evolversi mai veramente. Tale retaggio si protrae anche nel Pd, dove lo scontro tra ex comunisti ed ex democristiani prevale sulla necessità di definire una linea politica social-liberale.

Idee migliori non vengono da SEL, arroccata e chiusa, che, nonostante tutto, non riesce ancora a staccarsi dalla storia di Rifondazione Comunista. Come già detto, ci aveva provato ai primordi, nel 2009, quando un Vendola dall’aspetto riformista si alleò con il Psi di Di Lello-Nencini, i Verdi e gli ex diessini di Sinistra Democratica nella prima esperienza di Sinistra e Libertà. Dalla stessa lista, tuttavia, Vendola volle escludere Pannella e i Radicali nonostante le pressioni dei socialisti (fonte: QUI). Tutti ricordiamo come andò a finire. Prima uscirono i Verdi, poi i Socialisti. Sinistra e Libertà dovette cambiare nome e, per manteneree la sigla “Sel”, si preferì aggiungere il termine “Ecologia” tra “Sinistra” e “Libertà”. Ma questo processo cambiò totalmente la natura del progetto che da soggetto socialdemocratico si trasformò nella rifondazione di Rifondazione.

Quello che manca, a sinistra è proprio una rosa nel pugno intesa in senso europeo, al di là dei simboli e delle sigle, che abbia come referenti l’Internazionale Socialista, il Ps francese, il Psoe spagnolo, il Labour inglese e l’Spd tedesco. Che non abbia dubbi nello scegliere il partito ed il gruppo parlamentare europeo di riferimento. Come si diceva nel 2006, più Blair, più Fortuna e più Zapatero (a dirlo era niente di meno che Daniele Capezzone, fonte: QUI).

Nel recupero di tante idee del passato, ci scordiamo della necessità di un polo liberal socialista. Un piccolo Psi esiste, ma troppo schiacciato dalle pretese di un Pd senz’anima. Il recupero del simbolo radicale, forse, può lanciare una nuova speranza nel mondo della sinistra riformista, laica, anti-fascista e anti-comunista. Potrebbe essere solo un fuoco di paglia, ma sempre meglio di niente.

 

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