L’ultima delle 21, Teresa Mattei

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È stata la più giovane delle 21 signore che hanno scritto la Costituzione. E si è sempre schierata a difesa delle donne. Per le quali ha “inventato” la festa dell’8 marzo.

Tre giugno 1944. A una partigiana 23enne, nome di battaglia Chicchi, viene affidata una missione ad alto rischio: far saltare un convoglio tedesco carico di esplosivo, vicino a Pontassieve. La ragazza ci riesce, ma fugge in bicicletta inseguita dai tedeschi. Pedala verso Firenze e si rifugia nella facoltà di Filosofia, di cui è laureanda. Il suo professore, Eugenio Garin, raduna i colleghi e improvvisa una commissione di laurea. Quando i nazisti irrompono nell’aula, Chicchi sta discutendo la tesi: l’alibi è perfetto. La giovane combattente esce dall’ateneo da dottoressa e diventa prova vivente che la filosofia ti può salvare la vita.

Può sembrare la sceneggiatura di un film, invece la vita di Teresa Mattei, questo è il suo vero nome, è costellata da episodi simili. Ci ha lasciato il 12 marzo 2013, a 92 anni, con lei è scomparsa l’ultima delle 21 donne (su 556 membri) che hanno partecipato alla scrittura della Costituzione.
E quando ogni 8 marzo ci scambiamo le mimose un pensiero dovrebbe andare a Chicchi: l’idea di celebrare la Festa della Donna con questo fiore fu sua.

L’amore per la democrazia e la libertà è scritto nei cromosomi di Teresa. Nasce nel 1932, terza di pezzella_donne.jpg_1955669422sette figli di Clara e Ugo Mattei. I genitori erano schierati contro ogni cosa stabilita, erano cattolici ma modernisti. Convinto antifascista, Ugo ce l’aveva con il Papa perché aveva fatto accordi con Mussolini ed era suo amico”, raccontò Teresa.
I fascisti gliela fanno pagare: messa in ginocchio la sua attività, Mattei con la famiglia si trasferisce nella campagna fiorentina, dove è costretto a fare l’operaio.
Teresa sfida il sistema già al liceo: non esita a esprimere ai suoi professori il dissenso contro la propaganda razzista nei confronti degli ebrei e le guerre coloniali del regime. Il suo gesto le costa l’espulsione. Si iscrive all’università ed è ormai pronta per passare ad una fase nuova della sua vita, quella di un’opposizione non solo a parole, ma anche a fatti, al fascismo.

Nel 1942 entra con il fratello Gianfranco nel Partito Comunista e dopo l’8 settembre 1943 il su destino di lega alla lotta di liberazione: “È nella Resistenza che ho imparato che era importante per le donne la partecipazione alla vita politica oltre che alle lotte. Abbiamo capito che la paura era nostra nemica.” Ma la paura lei non sa cosa sia: nei Gap (Gruppi d’Azione Partigiana) Teresa fa la staffetta fra i combattenti per recapitare messaggi, trasporta volantini, nasconde bombe, viaggia da Firenze a Viareggio passando inosservata perché è una ragazza, e rispetto ad un uomo desta meno attenzione.

Ma la guerra non è un gioco. Il fratello Gianfranco, catturato dai nazisti, si suicida nella sua cella in via Tasso, a Roma. Per Teresa e la sua famiglia è un dolore immenso. Nello stesso periodo, Chicchi viene fermata dai tedeschi, è torturata e violentata da cinque soldati. Supera il trauma e si butta nella lotta per la liberazione di Firenze. Sua è la firma di un attentato che porta alla morte del capo della polizia tedesca.

A guerra finita, Teresa si congeda con il titolo di comandante della compagnia garibaldina del Fronte della Gioventù, della brigata “Gianfranco Mattei”, dedicata al fratello martire. È un momento storico eccezionale: bisogna costruire un’Italia nuova e democratica. Mattei trasferisce l’entusiasmo della lotta partigiana all’agone politico. Tiene comizi e partecipa al primo congresso dell’Udi (Unione Donne Italiane), nell’ottobre 1945, dove fa colpo su Palmiro Togliatti.

A00172122Il 2 giugno 1946, alle prime elezioni in cu sono chiamate anche le donne alle urne, Mattei viene eletta nell’Assemblea Costituente delle liste del Pci. Varca la soglia di Montecitorio come la più giovane deputata. Insieme alle altre 20 madri della Costituzione, Mattei si batte perché la nuova Italia si liberi dalla visione fascista della donna.
Teresa ha cercato in tutta la sua vita la parità vera, quella per cui, per esempio, la donna ce fa lo stesso lavoro dell’uomo non può essere pagata meno, o che deve essere tutelata sia come lavoratrice, sia come madre.

La Costituzione fece miracoli per i diritti delle donne, anche se la vera parità fu un miracolo, lo dimostrano le vicende personali di Teresa che innamoratasi del compagno Bruno Sanguinetti, sposato e separato, rimane incinta. Uno scandalo per l’epoca: Togliatti le ordina di abortire, lei rifiuta e poco incline alla disciplina ferrea del partito, vive un periodo di frizioni che culminano nella sua espulsione dal Pci nel 1955.
Da allora Teresa si allontana dalla scena politica, ma non dall’impegno civile. Farà la mamma e si batterà per i diritti dei minori. Fino all’ultimo respiro non smetterà di testimoniare il valore della Resistenza nelle scuole e di spiegare il valore del documento fondante della nostra democrazia. Teresa ha detto:

“La Costituzione va difesa con le unghie e con i denti: non deve essere modificata, ma solo applicata. Se i principi di parità e uguaglianza sanciti dalla Costituzione fossero stati applicati, forse oggi sarebbero le donne a governare questo Paese”.

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