Radicali, mai così male dal 1958

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rosa nel pugno

Finisce così la nuova avventura della Rosa nel Pugno, con lo 0,48% e nemmeno un consigliere eletto alla regione Basilicata [fonte: QUI].

Ne avevamo già parlato QUI quando il progetto era ancora in stato embrionale e il simbolo appena riesumato dagli archivi della storia radicale e socialista.

La storia radicale sembra non avanzare e, nonostante i cambi di simbolo e nomi di lista (e la complicità delle leggi elettorali), sembrano ormai lontani gli antichi fasti.

CARTOLINA-ZAMPARUTTI[1]Sarà l’entrata in scena di un altro partito anti-casta e anti-sistema come il MoVimento 5 Stelle, sarà la perdita di charme dell’ormai invecchiato Pannella, ma il raggiungimento del punto percentuale durante qualunque competizione politica appare ormai una chimera.

Ciononostante, i Radicali hanno partecipato più volte ai governi del nostro paese e non ci dimentichiamo che attualmente a capo della Farnesina c’è proprio Emma Bonino.

Abbiamo pensato di costruire un piccolo schema che mettesse in risalto l’evoluzione \ involuzione dei numeri radicali a partire dal 1958 (quando il partito si presentò insieme ai Repubblicani) fino ad oggi. Abbiamo volutamente sorvolato sulle elezioni politiche del 2008, quando la delegazione radicale si presentò e venne eletta all’interno di un grande partito (il Pd) che ottenne più del 33% dei voti e avrebbe dunque finito per falsare il resto dei dati. Ci siamo inoltre limitati alle elezioni politiche ed europee, lasciando fuori quelle regionali, provinciali e comunali. Infine, i dati si riferiscono alle elezioni della Camera dei Deputati e, negli anni in cui si è votato con il mattarellum (1994-2001), alla quota proporzionale.

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Mai così male dal 1968, dunque, ossia dalla prima uscita in scena del partito, quando il simbolo era ancora quello del berretto frigio. Amnistia Giustizia Libertà, alle elezioni politiche dello scorso febbraio ha preso lo 0,19%. Con le elezioni lucane siamo lentamente in risalita (0,48%) ma si tratta pur sempre di regionali, sebbene i punteggi percentuali restino molto bassi.

Il massimo arrivò invece alle elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo del 1999. All’epoca i radicali si confermarono come il quarto partito con l’8,45% dei consensi, dietro a Forza Italia, Democratici di Sinistra e Alleanza Nazionale (che all’epoca si presentò insieme a Mariotto Segni sotto il simbolo dell’elefantino) ma quasi un punto avanti ai Democratici di Prodi e staccando di netto Lega Nord, Rifondazione Comunista e Popolari [Fonte: QUI].

Antichi fasti che difficilmente vedremo ancora, tant’è che all’indomani delle politiche 2013 lo stesso Pannella, dai microfoni di Radio Radicale, lamentò il fatto che la lista Amnistia Giustizia Libertà non aveva ottenuto nemmeno i voti dei detenuti che avrebbero poi potuto beneficiare dell’amnistia stessa. E in area radicale, oggi, c’è anche qualcuno che oggi si chiede che senso abbia presentarsi ancora alle elezioni, per lo meno al di fuori da ogni alleanza.

Al di là delle sigle politiche e delle simpatie personali, però, questi risultati ci pongono di fronte ad una domanda necessaria: nel mondo della crisi economica e politica, c’è ancora spazio (e visibilità) per la tutela dei diritti civili?

 

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