Vengo dopo il Pci – Il fronte sinistro

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vota comunista pdciGli anni di opposizione al secondo (e terzo) Governo di Silvio Berlusconi riescono a ricompattare le diverse anime della minoranza, segnando un netto riavvicinamento tra Rifondazione Comunista e la coalizione ulivista. Il partito di Bertinotti, in particolare, completa del tutto il proprio scivolamento verso le posizioni movimentiste (strada già tentata, ma con successo minore, anche dai Democratici di Sinistra).

Il Pdci, invece, è ormai parte integrante dell’Ulivo. Prima delle elezioni del 2001, il partito di Diliberto aveva tentato (senza successo) di partecipare al cartello elettorale de Il Girasole (Verdi e Sdi). Il veto provenne proprio dai socialisti e il Pdci fu costretto a presentarsi da solo alle urne. Nel Girasole, tuttavia, il clima non si rivelerà dei migliori: il deludente esito elettorale (2.2%) e la differenza di vedute su temi molto sentiti (in particolare sulla ricerca) spingeranno verso una rottura annunciata già durante la creazione della nuova formazione politica. Comincerà allora un nuovo processo di dialogo tra i Verdi e il Pdci. L’obiettivo dei Comunisti Italiani è il creare un fronte sinistro, volto a spostare l’attenzione degli alleati verso i temi cari al comunismo italiano. Tale visione sarà confermata al Congresso del 2004: sopra la falce e martello, nel simbolo, apparirà la scritta “Per la sinistra” e nel Pdci confluisce anche Democrazia Popolare, uscita da Rifondazione prima delle elezioni del 2001.

BertinottiRifondazione recupera, nel frattempo, la vena pacifista. Sono nette le opposizioni agli interventi in Afghanistan e Iraq, e gli arcobaleni cominciano ad accompagnare falce e martello (e, ironicamente, il volto di Che Guevara) durante le manifestazioni di piazza e i cortei. Il G8 di Genova del 2001, inoltre, vede il Prc impegnato in prima linea nelle contestazioni (il partito imporrà successivamente, in maniera controversa, una linea ufficiale che disapprova la violenza tra forze dell’ordine e manifestanti nei fatti di Genova).

Un allontanamento tra i due principali partiti comunisti italiani riguarderà Cuba. Nel 2003, infatti, Fidel Castro fa fucilare tre oppositori di destra e ne imprigiona altri 75. Alla Camera vengono presentate 4 mozioni: una della maggioranza, una dei Ds, una del Prc e una quarta dei Pdci. La mozione del Pdci, però, pur ribadendo la piena condanna alla pena di morte, mira sostanzialmente a far passare questi eventi in secondo piano, chiedendo la revoca dell’embargo da parte degli Usa e l’incremento dei rapporti tra Italia e Cuba. Iacopo Venier arriverà a dire che “A Cuba non c’è una feroce dittatura, c’è un regime politico che si può criticare ma che ha assicurato al suo popolo dignità e diritti impensabili in quella parte del mondo. Chi vuole la caduta di un Paese e di una speranza ancora viva lo dica.”

fidel bastaBertinotti, invece, pur essendo oggetto di numerose critiche da parte delle correnti più dure e pure del suo partito, sceglie di condannare le scelte del dittatore cubano pur proclamando il fatto che Rifondazione sia ancora amica di Cuba e, proprio per questo motivo, disposto a metterne in luce i problemi.
I Democratici di Sinistra, dal canto loro, sembrano abbracciare le stesse tesi di Rifondazione, chiedendo la fine sia dell’embargo americano verso Cuba che dell’embargo democratico del regime nei confronti del popolo cubano.

pdci 2004Successivamente, nel gennaio 2004, cominciano i lavori che porteranno alla nascita del Partito della Sinistra Europea, presieduto da Fausto Bertinotti e volto a raccogliere tutte le facce della sinistra anticapitalista del continente. Rifondazione aggiunge il nuovo nome nel suo simbolo, che verrà racchiuso in un secondo cerchio, rosso. Nel nuovo partito europeo non entrerà mai il Pdci, che ne sarà sempre soltanto un osservatore (i suoi parlamentari a Strasburgo faranno però parte del gruppo Sinistra Europea – Sinistra Verde Nordica).

di pietro occhettoSi arriva così alle elezioni europee del 2004: Rifondazione ottiene il 6.06% dei consensi, a fronte del 2.42% (massimo storico) del Pdci. Il Pdci si è presentato da solo, rifiutando l’alleanza con Ds e Margherita nel progetto de L’Ulivo. Al contempo, al suo interno, cominciano i primi dissensi tra Marco Rizzo e Armando Cossutta: quest’ultimo viene “trombato” da Rizzo e gli chiede di dimettersi e cedergli il seggio al Parlamento Europeo, ma Rizzo rifiuta. Dopo alcuni tira e molla e un clima rovente all’interno del partito, si finisce per accettare lo status quo e l’elezione di Rizzo in Europa.

Alle europee del 2004 ha partecipato anche uno dei grandi nomi della sinistra italiana, che aveva già abbandonato i Ds: Achille Occhetto. Presentatosi in lista con Antonio Di Pietro e l’Idv, raccoglie il 2.4% dei consensi, ma si dimette per lasciare spazio a Giulietto Chiesa. Avvia dunque un dialogo con Verdi, Ds, Rifondazione, Sdi e Pdci per creare un fronte di sinistra alternativo all’alleanza al centro portata avanti dalla classe dirigente dei Democratici di Sinistra. Tanto è vero che la lista Di Pietro-Occhetto porta nel simbolo, in principio, la dicitura “per il nuovo Ulivo”, poi eliminata dopo la diffida dell’omonimo “listone” prodiano.

vendola presidenteSarà proprio all’Idv di Di Pietro oltre che a Rifondazione Comunista che, nell’ottobre del 2004, i partiti del centro-sinistra aprono per la creazione di un nuovo fronte: la Grande Alleanza Democratica. Romano Prodi termina in quell’autunno il suo mandato in Commissione Europea e si candida così a diventare il leader aggregante della rinata coalizione.

Il primo braccio di ferro giunge con le elezioni regionali pugliesi. Bertinotti vorrebbe imporre Nichi Vendola, mentre il centro-sinistra moderato ha optato per Francesco Boccia. Si decide di demandare la scelta all’esito delle primarie del 16 gennaio 2005 dove, a sorpresa, Nichi Vendola batte di misura l’avversario. Vendola vince anche le regionali, come 12 candidati del centro-sinistra su 14, ma il suo successo non è esteso al partito. Mentre la coalizione di centro-sinistra (che intanto ha assunto il nome de L’Unione) si dimostra pronta a trionfare alle politiche dell’anno dopo, il Prc perde voti ma il Pdci vede confermati i propri consensi e, nella media nazionale, sale addirittura sopra il 3%.

bertinotti 2005 primarieMentre si delinea il quadro delle primarie di coalizione per la scelta del candidato Presidente del Consiglio, il Pdci sembra appoggiare in un primo momento la candidatura di Fausto Bertinotti, chiedendogli di diventare poi leader di tutta la sinistra radicale unita. Bertinotti rifiuta e il Pdci opta per Prodi. In realtà, il partito di Diliberto, fedele al centralismo democratico, era contrario allo strumento stesso delle primarie, ed aveva accettato di parteciparvi per il quieto vivere della coalizione. Il 16 ottobre 2005, i risultati del voto vedono Bertinotti al 14.69%, contro il 74.17% di Romano Prodi.

L’operazione di “spostamento a sinistra” dell’asse dell’Unione si rileva deludente, ma Rifondazione rimane ugualmente nella coalizione come terza forza dell’asse dietro Ds e Margherita.

simbolo_senatoSi arriva così al voto del 2006, il primo con il sistema del Porcellum. Rifondazione Comunista candida nelle proprie liste personaggi come la transgender Vladimir Luxuria e il leader no-global Francesco Caruso. Il Pdci presenta il proprio simbolo soltanto alla Camera. Al Senato, invece, d’accordo con Verdi e Consumatori Uniti, viene ripreso il progetto rosso-verde, in un cartello elettorale chiamato Insieme con l’Unione.

L’Unione vince di misura le elezioni, ma al suo interno c’è soddisfazione soprattutto per Rifondazione: 5.84% alla Camera e 7.37% al Senato. Il Pdci ottiene il 2.32%, mentre Insieme con l’Unione si ferma al 4.17% (i Verdi hanno ottenuto il 2.06% alla Camera, rivelando l’infruttuosità dell’alleanza).

marco ferrando

Bertinotti viene eletto Presidente della Camera dei Deputati e, in Rifondazione, gli succede come segretario Franco Giordano, che prevale su Marco Ferrando. Seguono dunque delle scissioni a sinistra: prima il Progetto di Alternativa Comunista, poi il Partito Comunista dei Lavoratori dello stesso Ferrando e, infine, il gruppo di Unità Comunista.

Nel frattempo si forma l’esecutivo di Romano Prodi. Rifondazione partecipa con un solo ministro (Paolo Ferrero, alla Solidarietà Sociale), un viceministro e sei sottosegretari. Il Pdci non partecipa direttamente alla formazione di Governo, proponendo a Prodi alcuni nomi graditi al partito, tra cui quello di Alessandro Bianchi, già candidato come indipendente al Senato nella lista Insieme con l’Unione. Bianchi ottiene il ministero dei Trasporti ma non prenderà mai la tessera del Pdci, e nel 2007 entrerà addirittura nel neonato Partito Democratico. Nello stesso Pdci, Armando Cossutta si sente messo da parte e decide così di dimettersi da ogni carica partitica. Diliberto prova inoltre a spianare la strada verso un discorso unitario con Rifondazione, ma è Franco Giordano a placare i toni, mettendo in risalto le differenze di vedute tra i due partiti.

PRODI-BERTINOTTI-DILIBERTOIl Governo assiste intanto alle prime beghe interne. Il Pdci si astiene sull’indulto proposto da Clemente Mastella, mentre in Rifondazione si discute sull’opportunità di votare contro il rifinanziamento della missione in Afghanistan. Altre polemiche si accendono con le componenti cattoliche della coalizione (in particolare Rutelli e Fioroni) sul progetto dei Diritti dei Conviventi (DiCo), visti come una forma velata di introduzione del matrimonio tra omosessuali. Fioroni, ministro dell’Istruzione, arriverà a scendere addirittura in piazza contro il governo di cui è parte per ribadire il suo no al progetto dei DiCo, che finirà per naufragare.

Ma la prima vera crisi del governo Prodi si avrà il 21 febbraio 2007, proprio sull’Afghanistan. Su mozione del ministro degli Esteri D’Alema, Fernando Rossi (eletto in quota Pdci nella lista Insieme con l’Unione) e Franco Turigliatto (Rifondazione) non partecipano al voto. Rossi passa così al gruppo misto (l’anno dopo si presenterà alle elezioni con la lista Per il bene comune). Turigliatto viene espulso da Rifondazione e fonda in Senato la componente Sinistra Critica, dal nome della corrente del Prc alla quale aderiva.

Sul lato moderato della coalizione, nel frattempo, si consolida l’asse Margherita-Ds per la nascita del Partito Democratico e anche a sinistra qualcosa sembra muoversi al fine di ricreare un fronte unitario.

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