Bullismo dell’animo

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Io non sono una ragazza come le altre, cioè forse lo sono, ma non nella mia mente…Io mi imbarazzo a dimostrarmi una ragazza gentile, che saluta, che chiede scusa, che aiuta l’altro, che ha una parola gentile; che ama l’opera, la musica classica e le canzoni d’autore”.

Quest’anima in pena perché non riesce a conformarsi non ha neppure tredici anni e soffre come solo a quell’età si può soffrire. Si sente vittima, perché esclusa da una società che la vuole conforme ed (in) uniforme, dalla carrozzeria brillante e sempre alla moda, con un motore da spingere al massimo, anche se lei si sente un’utilitaria. Lei vuole essere se stessa e non diversa, vorrebbe farsi accettare, bussare alle porte degli altri che la scansano, la evitano. Mi scrive: “Ci sono, ma non mi vedono; suono, ma non mi aprono; chiamo e non rispondono”.

Si fa presto a dire bullismo, una parola che non amo, perché è diventato un iperonimo, perché si vuole racchiudere in uno sterile termine tecnico qualcosa di più intimo, profondo, che da sempre esiste, ma che ora ha la forza di viaggiare più veloce, di arrivare prima e con più forza. Può colpire chiunque, e riesce a ferire ed attecchire in profondità, là dove c’è un animo più esposto, più delicato, meno pronto ad accogliere il male ed il lato oscuro, che pure fanno parte dell’uomo. È come se alcune persone non fossero preparate alla cattiveria gratuita, facile, a volte banale, che punge e ferisce.

Paola (il nome è di fantasia) si chiede perché e arriva ad immaginare che il problema sia lei, siano i suoi gusti “strani”, passati, fuori moda; mi racconta che vorrebbe smettere di essere così brava a scuola: “Così, prof., magari si accorgono che anch’io esisto” e sparire per sempre per non dare fastidio.

Mi verrebbe voglia di abbracciarla, di scuoterla, di urlare forte che non c’è un problema e soprattutto che non è lei il problema, ma che è questa società a non meritarla, a non essere pronta ad accoglierla, che sarebbe meglio un mondo parallelo in cui la gente non cresce i figli nell’irresponsabilità, nel demerito, nella cultura del più forte e del migliore a tutti i costi; che applaude ai funerali, che litiga per un “tiratore di palla” pagato milioni, che vive nell’illegalità, che gioca alle slot e passa le domeniche nei centri commerciali, negli stadi o negli studi televisivi, mentre il mondo attorno crolla.

Paola vorrebbe una scuola e una società fatta di sorrisi, di positività, di accoglienza perché questo è il carburante, ciò che fa girare, muovere, vivere il mondo.

Le piacerebbe che i professori si accorgessero della sua sofferenza, del suo stato di isolamento, del suo essere sempre in disparte e tra le nuvole, che la aiutassero a camminare insieme agli altri senza forzature o doveri istituzionali, ma con comprensione, accompagnando lei e i suoi compagni nel difficile percorso che conduce all’accettazione e al rispetto dell’altro, anche quando il mondo esterno dà segnali contrari e va in altra direzione.

Paola pensa che le famiglie si dovrebbero accorgere di come sono i loro figli realmente, osservandoli da lontano e attraverso lo sguardo degli altri. Immagina che sia complesso essere genitore, ma anche che basterebbe considerare i propri figli come persone per poterle capire più a fondo.

Lei non lo sa, non lo immagina e giuro che cercherò di spiegarle che meritare di stare al mondo non è cosa da tutti, e che la maggior parte delle persone è come lei e non aspetta altro che accoglierla.

Prometto che le darò le “armi” e gli strumenti per rafforzare il suo animo, per riuscire a trovare e a riconoscere chi la sta aspettando e scansare e difendersi da chi la attacca, perché ha paura della sua grandezza d’animo, della sua profondità di vita, in realtà dello specchio che riflette la profonda ignoranza che governa un’altra parte di mondo.

Una fetta della società è malata, deviata e teme il confronto, la misura con l’altra parte, quella sana, per non doversi giudicare, per non ammettere il fallimento di una vita “sopravvissuta”.

I ragazzi sono lo specchio attuale e non solo futuro della direzione che sta prendendo il mondo, aiutiamoli a scegliere la parte giusta, indirizziamoli verso una maggiore sensibilità alle persone e non alle cose.

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