Vite “date in pasto”

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Capita di rado che io e i miei familiari ci riuniamo per pranzare, ma la costante delle occasioni in cui ciò si verifica è il sottofondo sonoro: la tv è accesa e il telegiornale ci mette al corrente di quel che accade nel mondo. Quasi puntualmente, la piacevolezza dello stare tutti insieme viene turbata da notizie delle quali probabilmente non si dovrebbe consentire la diffusione in fascia protetta.

 Oggi ero a tavola con la mia famiglia e a un certo punto quel che stavo mangiando ha perso sapore.

Padre che uccide il figlio e poi si suicida.

Non che si tratti di una notizia eccessivamente insolita, ma… come la si può ascoltare rimanendo indifferenti? Come si può pretendere che le persone continuino a fare, indisturbate, le proprie cose dopo averle messe a conoscenza di certi fatti? Eppure è così: ci siamo assuefatti alla cronaca nera, al punto che riusciamo tranquillamente a non interrompere le nostre azioni, anche se nel mentre ci hanno dato elementi per poter costruire nelle nostre menti la scena di un padre che spara al figlio e poi a se stesso, o quella di una donna che viene ritrovata strangolata nella sua stessa casa, o ancora quella di un uomo che va al poligono perché non sa procurarsi in altro modo una pistola con la quale togliersi la vita.

Chi non si suiciderebbe se, intenzionalmente o per errore, avesse ucciso il proprio figlio? Dev’essere stato questo il mio primo pensiero. Poi però ha preso il sopravvento un altro punto di vista: come deve sentirsi una donna che perde due delle persone più importanti della propria esistenza in un solo colpo? Anzi, in due colpi. Immagino sia legittimo desiderare di uccidere l’assassino del proprio figlio; scoprire che l’assassino era la persona che si amava e che ha già pensato da sola a togliersi la vita, poi, dev’essere devastante…

Ma ora basta. Non voglio scivolare nelle fantasticherie che detesto vengano fatte sulla base di notizie frammentarie e relativamente a realtà che non si conoscono. Chi può permettersi di parlare, di supporre, di fare inferenze circa fatti che non conosce? Lo fanno già in troppi; a me non va di unirmi al coro delle voci che accusano chi ha commesso un crimine né a quelle che piangono insieme a chi l’ha subito. Non apprezzo chi si schiera quando non conosce le ragioni del verificarsi degli eventi, benché (nel caso specifico) sia arduo parlare di ragioni; e soprattutto trovo insopportabile l’uso mediatico che si fa delle tragedie, che vengono strumentalizzate senza la benché minima delicatezza nei confronti di chi le ha vissute.

Le vite di queste persone vengono date in pasto ai media, che le danno in pasto ai telespettatori. E a me si chiude lo stomaco!

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=aRP1RPg-6Po&w=420&h=315]

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da Avanguardie

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