La crisi colpisce anche Linus

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Ricordo con un’indescrivibile malinconia quando da bambino, almeno una volta al mese, sedevo sulle scale del cortile della scuola a leggere Linus, mentre gli amici intorno scambiavano figurine o tiravano calci ad un pallone. Anche a me piaceva giocare a calcio e scambiare i “doppioni”, ma leggere Linus era un modo divertente di evadere con la fantasia e di oltrepassare la linea di confine tra realtà ed immaginazione. Crescendo, quell’appuntamento mensile, seppur con alti e bassi, non è mai svanito.
Linus non era solo una rivista di fumetti, strisce comiche e attualità; Linus era pura e semplice filosofia.
Se avevi un dubbio esistenziale o eri in pena d’amore, magicamente, qualche personaggio cartaceo ti dava la risposta e, se non altro, ti strappava un sorriso. Se il mondo girava in maniera anomala, scandalosa e scorretta, l’ironia graffiante degli articoli ti aiutava ad assorbire meglio il colpo.

 

Linus nasce nel 1965 da Giovanni Gandini, che trasse il nome da uno dei principali personaggi dei Penauts, la striscia a fumetti statunitense di C. M. Schulz e meglio conosciuta in Italia con il nome di Snoopy, il beagle  – pacchianamente tradotto in “bracchetto” –  protagonista insieme al suo padrone Charlie Brown.
La rivista dei fumetti e dell’illustrazione, aveva l’obiettivo di aprire la strada ad una nuova forma di narrazione e satira, basata su un linguaggio giovanile, ironico e non sempre politicamente corretto.
Dai Penauts a Dick Tracy, da Beetle Bailey a Corto Maltese, passando per i vari Bobo, Li’L Abner, Big Sleeping, Calvin & Hobbes, Dilbert, Popeye, Doonesbury, impossibile citare tutti i fumetti che hanno solcato la rivista.
Oltre ai fumetti, Linus è sempre stato uno scrigno magico di giornalismo, contenendo al suo interno articoli, riflessioni, discussioni e storie di attualità, di politica e di società, alle quali hanno contribuito i più importanti scrittori e giornalisti del panorama italiano; il primo editoriale, per esempio, era un’intervista firmata da Umberto Eco. Anche se stilisticamente inappropriato, è doveroso elencare qualche nome che ha collaborato con la rivista: Michele Serra, Alessandro Baricco, Pino Corrias, Piero Colaprico, Massimo Fini, Gianni Barbacetto, Marco Travaglio, Giulietto Chiesa, Giorgio Galli, Lidia Ravera, e tanti altri.

Con un comunicato ufficiale del 28 Maggio 2013 sul proprio sito, l’attuale casa editrice, la Dalai Editore, ha annunciato la temporanea sospensione della rivista per motivi di “stampa e logistica e conseguenti a un difficile momento della società editrice.”
“La volontà dell’editore – prosegue il comunicato – è senz’altro quella di proseguire la pubblicazione di Linus.”

La notizia, già nell’aria visto che il mensile tardava ad arrivare nelle edicole, ha gettato nello sconforto i migliaia di lettori e abbonati che in piena manifestazione d’amore, e di gratitudine per tutti questi anni di sano umorismo, hanno perfino proposto alla casa editrice di aumentare il prezzo di vendita, pur di poter continuare a leggere le avventure di Charlie Brown&Co.

Ma quella che va a delinearsi, o che si è già delineata da tempo, è un profonda crisi dell’editoria giornalistica cartacea, sopraffatta dai nuovi media in grado di fornire notizie e trasformazioni delle notizie in maniera più veloce, più accessibile e meno dispendiosa.
Restando in tema, in un’intervista di qualche settimana fa, Alan Murray, ex giornalista del Wall Street Journal e presidente del Pew Research Center (una società statunitense che si occupa di ricerche e analisi di mercato) ha precisato che la motivazione principale della crisi editoriale giornalistica risiede nella pubblicità, che preferisce nuovi canali, non solo digitali ma che hanno poco a che fare con l’informazione: Facebook, Twitter, Google.

A fronte di ricavi dimezzati provenienti dalla pubblicità, quindi, la proposta dei lettori di Linus di aumentare il prezzo di vendita non sembra essere la giusta soluzione al problema. A ciò si va ad aggiungere la spinosa questione che i contenuti proposti mensilmente dalla rivista sembrano ormai superati quando vengono letti, in quanto già ampiamente trattati nei giorni precedenti su internet e tv.
La volontà dell’editore di trovare un’alternativa a questa temporanea sospensione, dunque, deve essere ricercata in soluzioni “digitali”, espandendo il campo d’azione ai Social Network, Blog e Youtube, sperando anche in qualche nuovo accordo editoriale.

Non ci resta che aspettare buone notizie, con l’auspicio che il 2013 non sia l’anno in cui un pezzo della nostra storia, della nostra formazione culturale, si spenga per sempre.

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da Avanguardie

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