Sartori contro la Kyenge, il Corriere ed il pasticcio dello “Ius soli”

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La grande novità dell’esecutivo Letta, forse anche di più della “Große Koalition” tra PD e PdL, è il Ministro Kyenge. Non lo è certamente per il colore della pelle, come malignamente qualcuno ha potuto pensare, quanto per la sua crociata a favore dello “Ius soli”, espressione che indica l’acquisizione della cittadinanza come conseguenza del fatto di essere nati nel territorio di uno Stato.

Non vi è dubbio alcuno che il Ministro di origini congolesi abbia trovato terreno fertile in una parte della società ed in una parte dei media. Tuttavia è folto anche il gruppo di oppositori: c’è chi si oppone perché razzista e intollerante, chi lo fa come la Lega Nord perché prevede tratte di bambini e donne incinte, chi lo fa come Giovanni Sartori.

Il 17 Giugno è apparso sulla prima pagina del Corriere della Sera un articolo del noto politologo Giovanni Sartori, che da cinquantanni collabora con il giornale di via Solferino scrivendo soprattutto editoriali. La particolarità dell’ultimo articolo è che non è stato pubblicato come editoriale, ossia a sinistra in apertura di giornale, ma di spalla, ovvero a destra, sempre in prima pagina. La sottile differenza sta nel fatto che evidentemente l’articolo di Sartori non rispetta la linea editoriale del Corriere.

Sartori alla nota trasmissione radiofonica “La Zanzara” ha protestato vibratamente con il Corriere: infatti, a quanto pare, non gli era stato comunicato il cambio di “posizione” del pezzo in questione. Secondo Sartori in tutta la sua collaborazione con il quotidiano di via Solferino non si era mai verificata una cosa del genere, ed addirittura minaccia di interrompere la sua collaborazione.

Ma cosa dice Sartori? Per prima cosa si interroga, legittimamente a mio avviso, su cosa ne possa sapere un medico specializzato in oculistica di “Ius soli” e di “Ius sanguinis”. Se è vero, come è vero, che il colore della pelle non incide sulle capacità di ogni essere umano, è anche vero che essere “neri” non basta a rendere esperti di integrazione.

Il Ministro Kyenge aveva definito l’Italia un “Paese meticcio”. Sartori spiega che l’Italia non è affatto un “Paese meticcio”, bensì è abitato da popolazioni stanziali che da secoli, se non millenni, popolano questi territori, quindi in questo caso è storicamente applicato il principio dello “Ius sanguinis”, ovvero che è italiano chi nasce da genitori italiani. Sartori inoltre insiste con una considerazione: «Oggi questa regola è stata violata in parecchi Paesi dal terzomondismo imperante e dal fatto che la sinistra, avendo perso la sua ideologia, ha sposato la causa (ritenuta illuminata e progressista) delle porte aperte a tutti, anche le porte dei Paesi sovrappopolati e afflitti, per di più, da una altissima disoccupazione giovanile. Per ora i nostri troppi e inutili laureati sopravvivono perché abbiamo ancora famiglie allargate (non famiglie nucleari) che riescono a mantenerli.».

Continua il politologo: «Ma alla fine succederà come durante la grande e lunga depressione del ’29 negli Stati Uniti: a un certo momento i disoccupati saranno costretti ad accettare qualsiasi lavoro, anche i lavori disprezzati. Ma la Ministra Kyenge spiega che il lavoro degli immigrati è “fattore di crescita”, visto che quasi un imprenditore italiano su dieci è straniero. E quanti sono gli imprenditori italiani che sono contestualmente falliti? I dati dicono molti di più. Ma questi paragoni si fanno male, visto che “imprenditore” è parola elastica. Metti su un negozietto da quattro soldi e sei un imprenditore. E poi quanti sono gli immigrati che battono le strade e che le rendono pericolose?».

Infine Sartori insiste sui concetti di “Paese meticcio” ed “integrazione”. Il politologo consiglia al Ministro Kyenge di comprare un vocabolario, in cui potrà leggere che “meticcio” significa: «[…]Individuo nato da un genitore di razza bianca e da uno di razza diversa». Sartori sottolinea come d’altronde i matrimoni misti sono in genere osteggiati soprattutto dagli islamici.

Per quanto riguarda l’integrazione Sartori nota come il Ministro dia per scontato che i ragazzini stranieri nati in Italia siano in ogni caso integrati. Il politologo porta l’esempio della penisola indiana, in cui indù e musulmani sono stati uniti per circa un millennio sotto il dominio islamico, ma non si sono mai integrati: tanto è vero che oggi esistono due Stati, India e Pakistan, in perenne conflitto tra di loro.

Le considerazioni di Giovanni Sartori sono puntuali e precise, esulano da ogni forma di razzismo e non possono essere tacciate di essere portatrici di interessi personali. Il dibattito, ovviamente, continua.


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