Jp Morgan assegna la colpa della crisi all’antifascismo

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Jp Morgan si scaglia contro i Paesi del Sud Europa. Qualcuno potrà pensare “Qual è la novità?”. La novità sta nel fatto che per la prima volta il meridione d’Europa non viene attaccato attraverso la classica terminologia economica: “inflazione”, ”riforme”, “debito” o “privatizzazioni” non rientrano nel documento. Bensì l’attacco è rivolto ai presunti limiti politici dei Paesi di quest’area del Vecchio Continente.

Gli economisti di JP Morgan, in un documento(Jp Morgan – The Euro area adjustment: about halfway there), nel quale viene presentata un’analisi di quello che dovrebbe essere il processo di assestamento degli squilibri macro-economici dei paesi del Meridione europeo, sono chiari: « Dovete liberarvi delle vostre costituzioni sinistroide e anti fasciste». Ma come si è giunti a questa conclusione? « I sistemi politici dei paesi del sud, e in particolare le loro costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea. Quando i politici tedeschi parlano di processi di riforma decennali, probabilmente hanno in mente sia riforme di tipo economico sia di tipo politico.».

Il problema quindi, secondo gli analisti di Jp Morgan, non è solo economico e dovuto all’alto debito pubblico, al sistema bancario e dei mutui, ai tassi di cambio ed ai problemi strutturali. Alla base vi è una sorta di eccesso di garantismo e ingessatura del sistema politico. Ciò, deriverebbe direttamente dal fatto che « I sistemi politici della periferia meridionale sono stati instaurati in seguito alla caduta di dittature, e sono rimasti segnati da quell’esperienza. Le costituzioni mostrano una forte influenza delle idee socialiste, e in ciò riflettono la grande forza politica raggiunta dai partiti di sinistra dopo la sconfitta del fascismo.».

Le Costituzioni di quest’area quindi, risulterebbero inadeguate perché figlie del trauma troppo forte del passaggio dai regimi fascisti alle istituzioni democratiche. In un certo senso è come se un filo invisibile avesse legato questi Paesi al socialismo reale ed avesse impedito un adeguato sviluppo capitalista della società. Infatti, la forza dei partiti di sinistra nell’immediato dopoguerra ed oltre è vista proprio come un ostacolo allo sviluppo verso forme di economia più moderne.

Jp Morgan traccia poi anche le caratteristiche distintive dei Paesi in questione: esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti, governi centrali deboli nei confronti delle regioni, tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori, tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo e la licenza di protestare se vengono proposte sgradite modifiche dello status quo.

Scrivono gli economisti di Jp Morgan: « La crisi ha illustrato a quali conseguenze portino queste caratteristiche. I paesi della periferia hanno ottenuto successi solo parziali nel seguire percorsi di riforme economiche e fiscali, e abbiamo visto esecutivi limitati nella loro azione dalle costituzioni (Portogallo), dalle autorità locali (Spagna), e dalla crescita di partiti populisti (Italia e Grecia).».

L’Italia sarebbe quindi molto vicina alla Grecia dal punto di vista dei limiti politici. Un funesto presagio per il nostro Paese, soprattutto se proviene da chi ha almeno una parte delle responsabilità di questa crisi. D’altro canto gli appunti mossi sono ben argomentanti e vale la pena almeno rifletterci su.


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da Avanguardie

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