Katherine Mansfield, vita da meteora e da stella cometa

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La tisi le toglie il respiro a trentaquattro anni. Un percorso breve, quello di Katherine Mansfield, ma intenso. Tra grandi viaggi, amori contrastati e pagine bianche. Meteora nell’esistenza, stella cometa nella letteratura. Scrive in gara col tempo, convinta che la morte ma la fermerà. Insoddisfatta, della sua vita desidera ma lasciare traccia. Oggi è nel pantheon del modernismo, tra James Joyce e Wirginia Wolf.

La sua vita potrebbe uscire da un melodramma pucciniano, dove la solitudine si mescola con lo spasimo, il dolore con la giovinezza che fugge. O essere descritta come la parabola di una moderna popstar, intensa e da brivido. Katherine Mansfield, scrittrice dalla penna sfaccettata, è una donna agli antipodi, libera e contraddittoria, avventurosa e anticonformista, incarnando così la rivoluzione femminile del Novecento.
Soffre di tubercolosi e l’unico sollievo ai suoi polmoni malati sono i climi caldi, come la Francia o l’Italia, dove il sole ritempra il fisico. Ma sovente sceglie la nebbia di Londra, dove vivono l’uomo che ama e gli amici che stima. Ed è nella capitale britannica che scandalizza tutti con i suoi modi da selvaggia fino a quando la tisi non la porta via a soli 34 anni.
Katherine cambia nome come si cambia il vestito: Katie, Kass, Julian Mark, Matilda Berry, Katharina, Katiushka, Elizabeth Stanley. Dopo le nozze anche KM. Ogni appellativo è legato ad uno stato d’animo e tutti le sono necessari per comporre il puzzle di se stessa.

“Il rimpianto è un enorme spreco d’energia. Non vi si può costruire nulla sopra. Serve soltanto a sguazzarvi dentro. Essere viva ed essere una scrittrice è sufficiente. Come sarebbe intollerabile morire, lasciar brani, frammenti.”

tumblr_l0d82hxqke1qb597yo1_500Katherine nasce a Wellington, il 14 ottobre 1888. La figlia preferita è l’affettuosa Vera e le altre sorelle sono attraenti, mentre lei è una bambina grassottella, con lo sguardo solenne dietro gli occhialoni di acciaio. La sua balbuzie è avvilente, ma il suo trascinare le parole è solo bisogno d’affetto. La ricerca di amore e la delusione d’amore sono uno schema che non la abbandona mai.
La sua promiscuità è evidente, ma quel che conta per lei è l’essenza della persona, non il genere: “Ho sempre avuto una furia isterica di vivere, l’isteria è una grande ispiratrice. Detesto le ore grigie, amo i giorni che passano all’orizzonte come nubi di tempesta”.

Ma il suo carattere ballerino non le permette di mettere radici in nessun dove. O forse si sente a casa ovunque. È in Inghilterra che conosce Ida Baker, l’unica che le rimane sempre fedele, domestica, dama di compagnia, infermiera, amica innamorata e devota.
Un paio di anni dopo è di nuovo a Londra. La bambina brutta è un lontano ricordo. Ora Kathy è un’affascinante signora bohèmienne che vive con pochi soldi, in orribili stanze ammobiliate.
Convola a nozze con il maestro d canto George Bodwen, con molta fretta perché incinta, ma il matrimonio dura solo un giorno, poi la madre la porta in Baviera con la speranza di interrompere la relazione amorosa con Ida Baker. KM perderà il bambino ma è in quel soggiorno tedesco che nascono gli straordinari racconti In a German Pension.

Il debutto letterario la fa entrare in contatto con la rivista Rhythm, dove conosce John images (3)Middleton Murry, giornalista che diverrà grazie a lei uno dei critici più famosi d’Inghilterra. La loro relazione è sempre sulle montagne russe: “La felicità è come quando s’inghiotte improvvisamente uno spicchio di sole nel pomeriggio”.
Quando Kathy, a causa dei suoi problemi polmonari, inizia a soggiornare in Costa Azzurra, scrive a John dalla sua Villa Pauline, dove scrive anche alcune delle sue pagine più belle, tra cui Preludio, che sarà pubblicato dalla casa editrice di Virgina Woolf. Lei che trova Katherine “sgradevole e totalmente priva di scrupoli”, ma ne è attratta dall’intelligenza.

Kathy non è mai contenta del risultato, come per Felicità. Nel testamento al marito ripudierà quasi tutti i suoi testi. Per fortuna lui le ha disubbidito e oggi la Mansfield è considerata degna erede di Cechov, nel pantheon del modernismo tra Joyce e la Woolf. Ma la capacità di cogliere l’attimo e di fissare con poche immagini un luogo come fosse una persona è solo sua. I personaggi che tratteggia sono vivi, i dialoghi brillanti, le descrizioni autentiche.

images (1)I mesi passano, KM sta sempre peggio. Nel 1922 è a Parigi, per provare una nuova terapia: entra in contatto con Gurdjieff, controverso guaritore, e attratta dalla sua dottrina esoterica, lo segue.

Si spegne all’improvviso nel 1923. Sulla sua tomba, una citazione dall’Enrico IV di Shakespeare: “Ma io vi dico, mio scocco signore, che da questa ortica, da questo rischio, cogliamo il fiore della sicurezza”. Cala il sipario su KM: meteora nell’esistenza, stella cometa nella letteratura.

 

 

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