I valori morali fra Chiesa, dignità e amore universale

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Cerchiamo di mantenere uno sguardo equilibrato sul tema. Che la posizione della Chiesa verso l’omosessualità, l’aborto e la contraccezione sia sempre stata chiara nella sua ferma opposizione è lampante. Basta ricordare la resistenza cattolica, negli anni passati, al cambiamento culturale e giuridico riguardo la famiglia e il ruolo della donna al suo interno. Sebbene sia opportuno rammentare che molte leggi riguardanti i delitti d’onore e l’abbandono del tetto coniugale, vigenti in passato, sono state denunciate come incivili ed eliminate dal codice penale, anche grazie alla crescente rilevanza attribuita alla coppia all’interno del matrimonio e riconosciuta dal Concilio Vaticano II e dalla enciclica Gaudium et Spes che contrastava il concetto di autorità assoluta dell’uomo sulla donna. Diverso è più tortuoso è stato il cammino della legge 194 sull’aborto e la legalizzazione dei mezzi di contraccezione. La legge (approvata tre anni dopo la riforma del diritto di famiglia, nel 1978),  come la precedente sul divorzio, passò al vaglio di un referendum popolare che intendeva abrogarla. Sembra superfluo ricordare che l’aborto esisteva già, e non eravamo un paese meno “cristiano”, ma si svolgeva con modalità illegali, in strutture inadeguate e clandestine, per mezzo di medici compiacenti e senza scrupoli che si arricchiavano mettendo a forte rischio la vita e la salute della donna. “Ogni lesione alla vita, specie nella sua origine, provoca inevitabilmente danni irreparabili allo sviluppo, alla pace, all’ambiente”, ha affermato il Papa.

Se il rispetto della vita e della dignità dell’essere umano è supportato dalle leggi dell’amore cristiano non vedo perché in quell’amore non debba rientrare la donna nell’atto responsabile, e pur sempre doloroso, di scegliere di interrompere una gravidanza e di poterlo fare nella massima tutela dei suoi diritti di salute e di vita di essere umano.

“Il progresso della secolarizzazione e del relativismo – questo disse ancora Benedetto XVI nell’anno 2006 – provoca non solo una diminuzione della frequenza ai sacramenti, ma mette anche in discussione i valori morali proposti dalla Chiesa”. Mi torna alla mente in questa triste occasione delle dichiarazione fatte dal Papa. Probabilmente è proprio quando il clima socio-culturale di una comunità inizia a cambiare che si manifesta più prepotente la reazione di chiusura ad ogni basilare principio di rispetto delle diversità. Il principio cardine dell’amore universale  viene a vacillare per timore di una perdita di centralità dell’attribuzione di importanza ai sacramenti e al potere della Chiesa. Un atteggiamento di ottusità e di miopia dei mutamenti sociali allontana, a mio avviso, molti cristiani dall’idea di una Chiesa che esprime giudizi di valore così gravi verso gli esseri umani. Dov’è quell’idea di amore universale e di dignità di ogni creatura, propria di ogni religione che professa l’amore e che dovrebbe diffonderla nel mondo?

“Nessuno – scrive nel Messaggio per la prossima Giornata Mondiale della Pace – puo’ ignorare o sottovalutare il ruolo decisivo della famiglia, cellula base della societa’ dal punto di vista demografico, etico, pedagogico, economico e politico”. Siamo d’accordo che la famiglia sia terreno di grande impegno e ricchezza morale educativa per il futuro del mondo, ma di quale famiglia possiamo parlare oggi?

Siamo ben lontani dal modello di famiglia nucleare alla Talcott Parsons, chiusa e gerarchizzata con ruoli ben definiti. Il mondo cambia e noi con esso, oggi far famiglia è un concetto che ha dilatato i confini fino a comprendere famiglie monogenitoriali, coppie di fatto eterosessuali ed omosessuali. Non è possibile chiudere gli occhi, ma è lecito che una morale cattolica non possa trovare giustificazioni a tali unioni. Sarà la cultura giuridica, come in molti paesi europei già è avvenuto, a colmare le lacune normative dei nuovi modelli di famiglia e di unione.  Non è accettabile né giusto verso la dignità di ogni essere umano emettere giudizi di valore offensivi (sì, offensivi!) verso la diversità dell’esplicarsi dell’amore. Nessuna pace e verità potrà essere distrutta se la morale dell’essere umano agisce e cresce nel rispetto dell’amore. E richiamarsi ai principi della natura mi sembra alquanto retrogrado ed anacronistico. Nulla esiste di naturale nel matrimonio che è di fatto una istituzione umana, e che peraltro la legge prevede che si possa sciogliere.

Secondo Papa Ratzinger, dunque, “la struttura naturale del matrimonio va riconosciuta e promossa, quale unione fra un uomo e una donna, rispetto ai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realta’, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale”. Davvero resta poco comprensibile come una famiglia tradizionale possa essere minacciata dall’esistenza di altri modelli di famiglia. Temo che a perdere il ruolo sociale possa essere proprio la Chiesa, col suo voler imporre il primato dei dogmi sui suoi stessi fedeli. E mai come in questo periodo storico di incertezza e di fragilità sarebbe necessario operare per una rinnovata spiritualità, che nutra il mondo interiore degli esseri umani e che ci renda davvero consapevoli di essere fratelli di un’unica, grande comunità.

 

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