Erasmus: voto sì o voto no?

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Il 25 febbraio 2013 non è solo la data delle elezioni anticipate, è anche il giorno in cui a 25.000 studenti italiani impegnati nel progetto Erasmus non verrà, probabilmente, concesso il diritto di voto dall’estero.

L’APPELLO DI CAFFE’ NEWS

“Non ci sono i tempi tecnici” questo l’escamotage, molto tecnico e poco pratico, di cui si è servito il Ministro Cancellieri per chiudere la questione. D’altro canto, che risposta ci si poteva aspettare da un tecnico? Nel panorama di brulicante pluralismo partitico, nessun movimento, lista o dir si voglia, ha inizialmente parteggiato per noi, per gli studenti in uscita. Eppure siamo i “giovani”, incastrati in un’età della vita senza contorni definiti, che si dilata e restringe come più conviene, gli stessi giovani di cui si sente tanto parlare in campagna elettorale e di cui speriamo non ci si dimentichi una volta che sarà terminata.

E così tra pochi giorni parto per l’Erasmus anch’io e, inevitabilmente, mi interrogo sul valore del diritto di voto vagliando la possibilità o meno tornare per l’appuntamento del 25 febbraio. La stessa domanda devono essersela posta in molti se su Facebook è nato un gruppo il cui obiettivo ultimo è proprio quello di collegare le richieste della società civile, nel caso specifico degli studenti italiani in Erasmus, alle necessità e i tempi della politica. Sarà forse merito del loro impegno se il Governo ha disposto una riduzione del 70% sui biglietti aerei incentivando la partecipazione al voto degli studenti all’estero. Non contenti, non si sono fermati e hanno forzato la mano al Governo Monti che, in una nota ufficiale di Palazzo Chigi, ha “invitato il Ministro degli interni Annamaria Cancellieri e il Ministro degli affari esteri Giulio Terzi di Sant’Agata a fare tutto quanto è possibile per consentire il voto agli italiani che si trovano temporaneamente all’estero per attività quali il programma Erasmus”. Ieri invece è stata la Commissione Europea a pronunciarsi, appoggiando l’Italia nel mettere fine alla discriminazione e permettere agli studenti italiani in Erasmus di poter votare.

Si potrebbe contestare che, ancora una volta, gli impedimenti sono tecnici: non essendo iscritti all’AIRE, l’Anagrafe dei residenti all’estero, gli studenti Erasmus non hanno mai potuto beneficiare di tale diritto e non si intravede, dunque, il motivo di tanto polemizzare.  La questione, essendo immersa in un vacuum legislativo, attiene più alla giurisprudenza che alla volontà e, di questo, nessuno dubita. Solo con l’adozione di un decreto ad hoc da parte del Presidente Monti è possibile procedere sul cammino del riconoscimento di tale diritto, nonostante le ristrettezze dei tempi impongano contatti e scambi celeri tra la sezione della Farnesina coinvolta e il Viminale. Resta da valutare la costituzionalità di un eventuale decreto ad hoc, che consentirebbe a tutti gli italiani all’estero, non solamente agli studenti che partecipano al progetto Erasmus, di votare alle prossime elezioni.

Se dunque la volontà non basta, è innegabile che questa abbia giocato un ruolo preponderante, stimolando le istituzioni a fare quanto possibile per permettere agli studenti all’estero di votare in loco. La ormai nota disaffezione nei confronti della classe politica, accusata molto spesso di mancanza di concretezza, ha lasciato il posto, negli ultimi giorni, a reali richieste di partecipazione che, avanzate da numerosi studenti italiani, hanno ricevuto appoggio e condivisione dalla gran parte delle forze politiche impegnate nella campagna elettorale.

Pur non sapendo quale percorso sceglierà di seguire la burocrazia italiana, la variegata partecipazione e il sostegno che la vicenda ha riscosso dai più disparati ambiti della società civile rassicura e crea, inevitabilmente, un precedente importante.

Leggi QUI la risposta dell’Europarlamentare Silvia Costa

 

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