Non solo Erasmus: votare da fuorisede

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Tempo d’elezioni, tempo di sondaggi e di discorsi politici. In questi giorni invernali riscaldati dall’acceso dibattito pre-piazza – e già si sente l’aria di comizi in cui i fin troppo navigati politicanti aizzano le folle con lo stesso populismo che additano – ha trovato spazio una questione finora silenziata, che è recentemente riuscita ad assurgere alla cronaca dei telegiornali e alle bocche della gente comune. La questione è quella del voto “negato” agli studenti universitari che hanno deciso di intraprendere all’estero una parte del loro percorso di studi, solitamente aggregati sotto il generico appellativo di “studenti Erasmus”.

La vicenda appare controversa, e se da una parte si evidenziano “difficoltà insuperabili” che – almeno per ora – impediranno ai burocrati di casa nostra di intervenire per risolvere la situazione, dall’altra alcune compagnie di trasporti annunciano iniziative private per offrire sconti ad hoc a questi ragazzi.

Il fatto stesso che se ne parli è senza ombra di dubbio un bene, un segnale della necessità che molti avvertono di esprimere la preferenza elettorale e del senso civico che matura e fermenta soprattutto tra i più giovani.

Il punto è che quello che si vede è solo la troppo spesso fatidica punta dell’iceberg. Il problema è ben più profondo ed antico, nonché più impellente – a mio avviso – se non altro in termini numerici, e riguarda tutti gli studenti fuori sede. E se in ambito internazionale le complicanze risultano ragionevolmente complesse, sfugge l’insormontabilità della questione quando si tratta di gestirla entro i confini nazionali.

Parlando di coloro che per ragioni di studio sono domiciliati in un luogo diverso dalla residenza ma comunque in Italia, all’apparenza il problema non esiste affatto: lo Stato richiede alle compagnie che gestiscono i diversi mezzi di trasporto all’interno del territorio nazionale di operare degli sconti a coloro che possano dimostrare di essere studenti e di viaggiare per scopi elettorali.

La prima cosa che andrebbe sottolineata è che gli sconti applicati sono variabili a seconda del mezzo scelto, per cui avrai lo sconto maggiore se accetterai di viaggiare nelle condizioni peggiori: della serie “cosa sei disposto a fare per votare?”.  In generale, Trenitalia offre le agevolazioni migliori (70% sulla tariffa base per tutti i treni a lunga percorrenza, con ragionevoli restrizioni riguardanti la classe di viaggio), mentre non risultano per il momento pervenute analoghe iniziative da parte di compagnie aeree operanti su rotte interne. In ogni caso appare evidente la necessità di una normativa che regoli – una volta e per tutte – le agevolazioni tariffarie da applicarsi in tali situazioni, anziché lasciare che la questione sia affrontata di volta in volta o che sia lasciata alla discrezione delle singole aziende.

Ma sorvoliamo su questo – dando però merito a chi negli ultimi anni, in sordina, si è mosso perché tali sconti fossero estesi ad una maggiore varietà di mezzi – e andiamo dritti alla questione: permettere ad uno studente fuori sede di viaggiare a tariffe agevolate non basta. Non basta perché per muoversi bisogna avere il tempo per farlo, perché le Università non ci danno giorni di vacanza per le elezioni. I professori continuano a spiegare, e non è diritto-dovere di uno studente anche frequentare le lezioni? A meno che non si chieda di fare andata e ritorno in giornata, il che può diventare quantomeno molto difficile per chi ha residenza a cinquecento, ottocento o mille chilometri dall’Università presso cui è iscritto. La questione diventa tanto più ampia se le elezioni occorrono – ed è questo il caso, come lo è stato più volte nel più recente passato – in un periodo in cui la maggioranza degli studenti si trova in piena sessione d’esami. Non ci sono corsi da frequentare, ma chi è disposto a perdere almeno due giornate di studio quando gli esami si apprestano?

Chi scrive è uno studente universitario fuori sede, a circa mille chilometri da casa. Non me ne vogliano i colleghi sparsi per l’Europa o oltre, ma la questione dei fuori sede mi pare ben più urgente vista la quantità di ragazzi che ne sono interessati. Non dico che gli Erasmus non meritino quest’attenzione – tutt’altro! – ma che almeno si parli di tutti gli aspetti della questione.

Ci siamo lamentati per anni del disinteresse alla politica, siamo inorriditi di fronte ai dati sui tassi d’astensionismo, abbiamo lasciato che facessero in modo da allontanarci dalla cosa pubblica, ci siamo preoccupati dell’atteggiamento indifferente ed insofferente dei giovani nei confronti della politica. Abbiamo dovuto toccare il fondo per ristabilire una coscienza sociale. Oggi ci sono tanti ragazzi che, come me, avvertono l’impellente necessità di esercitare il proprio sacrosanto diritto al voto, di influire deterministicamente sul proprio futuro. Non sono un burocrate, non conosco i vincoli, i limiti e le difficoltà che ci impediscono di votare dove siamo domiciliati, ma sono convinto del fatto che siano tutti superabili, volendolo. E allora chiedo che lo si voglia, e che si trovi il modo. Perché la politica di oggi fa la vita di domani, e la mai generazione è stanca di lasciar fare agli altri.

Roberto Vitolo

 

Link utili:

http://www.iovotofuorisede.it/

http://corporate.alitalia.it/

http://www.fsnews.it/

 

 

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da Avanguardie

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