La Grasse Matinée – …Poi le risate riecheggiano negli ospedali

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Clownterapia è il termine composto dall’unione di due parole chiaveclown + terapia – con cui si definisce un tipo di assistenza in ambiente sanitario.

Con questo termine si indica l’applicazione di un insieme di tecniche derivate dal circo e dal teatro di strada in contesti di disagio (sociale o fisico), quali ospedali, case di riposo, case famiglia, orfanotrofi, centri diurni, centri di accoglienza ecc.”

Se è vero che Wikipedia è abbastanza chiara nello spiegare cosa sia la clownterapia, è vero anche che le sue spiegazioni rimangono sterili diciture da enciclopedia.

Caffenews ha avuto modo di intervistare di recente una clown-terapeuta che da anni pratica quest’arte e medicina del sorriso raccogliendo una testimonianza ben più interessante dal canto umano.

 

Federica S. Si racconta così: “Comico terapia per me era entrare in ospedale e dare il massimo per far dimenticare ai bambini nelle stanze di avere aghi nel braccio, di non avere capelli o di avere uno spazio limitato per esprimersi:cercavamo di farli sentire il bambino normale, anche se spesso era solo per poche ore, ma almeno in quelle ore riprendevano in mano la loro infanzia, il loro essere bambini insomma”.

 

Se tanti si sentono bloccati a livello sensibile di fronte a tanta innocenza, incapaci di andare oltre il sentimento di ingiustizia cosmica, Federica assicura che è una situazione che si può superare: “magari il primo impatto è difficile perché la sensibilità si fa sentire ma alla prima risata sei completamente nelle loro mani”.

 

Sacrifici personali del clown?

  • Io ci rimettevo ogni volta le ginocchia perché si sa che i bambini ridono se cadi e mi lanciavo ovunque (ride). Si sa: noi come clown rappresentiamo una storia divertente inventata da noi che però al tempo stesso li fa sentire protagonisti. 
  • Come riuscite ad includere i bambini malati nei vostri giochi?
  • Li includiamo nei giochi o nel raccontare storie insieme a noi, magari inserendoceli come protagonisti. Poi c’è il momento palloncini da gonfiare e di tanti altri giochi.. C’è sempre un modo di coinvolgerli tutti nella dimensione del gioco:una grande esperienza è stata quando mi sono fatta truccare da un bambino che ormai vedeva solo le ombre; mi avvicinavo a lui in modo che potesse toccarmi e vedere le sfumature di colori. Lui non mi vedeva nettamente ma non era quello ad avere importanza:l’importante era che potessimo condividere uno spazio di gioco, che lui potesse avere accesso a questo divertimento insieme agli altri. Poi c’era la possibilità di andare nelle stanzette di quelli non scesi: lì si facevano palloncini, si leggevano storie. Qui un’esperienza forte è stata con una bambina che non si alzava dal letto da mesi, restava solo sdraiata. Beh:quando noi le abbiamo appoggiato lo scatolone delle sorprese, dopo un po’ che ci stavamo giocando, lei si è tirata su a sedere a vedere cosa c’era di altro da usare. Ho visto sua mamma piangere di gioia, anche l’infermiera non sapeva più cosa dire. Sono emozioni che non so come descrivere.

Federica crede di non essere stata puntuale nel raccontare la sua esperienza, eppure a qualsiasi sguardo sensibile traspare l’incredibile semplicità deliziosamente umana che si nasconde dietro quei sorrisi clowneschi dai mille colori.

Allora poco importa sapere la storia della clownterapia, il fatto che trovi il suo fautore ante-litteram nel Seicento, richiamarsi alla gelotologia (scienza del riso) o a Patch Adams: la magia di trasformare le stanze fredde dell’ospedale in piccoli mondi circensi è alla portata di chiunque abbia voglia di calcarsi una parrucca multicolore in testa, formarsi adeguatamente e venire a contatto con il mondo della clownterapia. Il Clown diventa vero collaboratore di psicologi e medici:la realtà perde l’aspetto formale che intimidisce i bambini e si colora di tutti i colori possibili, per un attimo forse i fanciulli dimenticano la loro condizione di malati più o meno gravi. E anche i clown, una volta tolta la parrucca, si incamminano a casa sicuramente carichi di quei sorrisi e degli abbracci ricevuti, anche se con lividi sulle ginocchia o senza voce per il troppo urlare.

 

http://www.clownterapia.it/

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